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mercoledì 10 gennaio 2024

Albania

 

Gen. Massimo Coltrinari, 

Albania. Dalla caduta del Fascismo al Comando Italiano truppe alla Montagna. Il caso Pistoia.

 

 

L’Albania fu annessa al Regno d’Italia il 12 aprile 1939. Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, Imperatore d’Etiopia, era anche Re d’Albania. Governava questo suo regno tramite un Luogotenente ed il Luogotenente risiedeva a Tirana. L’Albania rapidamente fu dotata di un apparato statale ad immagine e somiglianza di quello italiano ed in breve si può die che il Governo di allora, con il suo capo, Benito Mussolini, aspirava a dimostrare che l’Albania era, o tendeva ad essere il nuovo modello di Stato che il fascismo, sia come movimento che come regime, presentava all’Europa, alla nuova Europa che si andava costituendo.

 

Fino all’ottobre 1940 gli Albanesi, sia come classe dirigente che come popolo, mostrarono una adesione  ed un consenso straordinario al fascismo ed all’Italia: per la prima volta nella loro storia recente erano, o si sentivano, partecipi della storia d’Europa. Nei loro calcoli era chiaro che, per un po’ di indipendenza avevano trovato un patner che poteva non solo sviluppare economicamente l’Albania, ma poteva appoggiarla nelle sue aspirazioni, sia culturali, sia economiche, sia politiche. Il movimento nazionalista albanese non faceva mistero, grazie all’Italia, di pensare che si potevano annettere tutte quelle regioni, abitate da albanesi, che erano fuori dai confini dell’Albania (del 1939). Si voleva annettere il Kosovo, parte della Macedonia nella regione intorno a Monastir e Tetovo e soprattutto la Ciamuria greca. In pratica si desiderava la realizzazione della grande Albania. Il consenso, quindi, era basato sul fatto che si considerava l’Italia una delle potenze europee e mondiali, in grado di assecondare e sostenere le mire del nazionalismo albanese.

 

Questo consenso venne meno e molte simpatie si impallidirono con la campagna di Grecia . Dichiarata il 28 ottobre 1940 la guerra alla Grecia, ben presto gli Albanesi toccarono con mano che L’Italia, come potenza militare non era di primo ordine. In breve la guerra non solo non portava all’Albania la Ciamuria, ma era così disastrosa che veniva combattuta , mercè la controffensiva greca, nel territorio albanese. Significativo al riguardo l’alto numero di diserzioni di soldati albanesi nei giorni di novembre e dicembre 1941, oltre alla pessima prova data dalle unità albanesi inserite nello schieramento italiano. Anche da parte italiana si prendeva atto che sugli albanesi non ci si poteva fare conto.

 

La conclusione della campagna di Grecia, nell’aprile 1941, non rialza, agli occhi degli albanesi,il prestigio italiano. Si constata e si crede che la vittoria è frutto dell’intervento tedesco, e la Germania è vista sempre più come la potenza leader dell’Asse. Ed è ad essa che ci si deve rivolgere  per avere vantaggi e sostegni per i propri progetti. Nel momento in cui il Kosovo viene annesso all’Albania, cioè al Regno d’Albania e quindi all’Italia, nella fase della spartizione della Jugoslavia, i maggiorenti albanesi concludono che questo è solo grazie ai buoni uffici della Germania. E’ la Germania padrona della situazione, come risulta evidente dal fatto che la Ciamuria, per il possesso della quale l’Italia, almeno nella propaganda, aveva attaccato la Grecia, rimane alla Grecia, cioè sotto amministrazione militare tedesca.

 

Dal 1914 a tutto il 1942 i rapporti italo-albanesi sono stabili, se non idilliaci. Non vi è una ribellione armata, ma via via che la guerra si prolunga, si attende di comprendere chi sarà il vero vincitore. E’ significativo che solo all’inizio del 1943, dopo Stalingrado ed El Alamein si cominciano a registrare i primi atti d ribellione, anche se non si può parlare in nessun caso di resistenza, come invece è in atto nella vicina Jugoslavia e in Grecia. Gli atti ribellistici via via si intensificano ma occorre arrivare al 10 luglio 1943 per registrare la creazione dei primi due battaglioni dell’Esercito di Liberazione Nazionale Albanese, sintesi armata della opposizione, composta da comunisti, nazionalisti, zoghisti e monarchici all’Italia. Con la caduta del fascismo il 25 luglio 1943 la ribellione si estende e l’Albania passa sotto  controllo militare, ma il movimento di resistenza albanese non desta ancora preoccupazioni. A titolo precauzionale, nella primavera del 1943, era stata assorbita nell’Arma dei Carabinieri la Gendarmeria Albanese, che era stato

 

Come ha già brillantemente illustrato il gen. Marsibilio nella sua relazione, in Albania ha sede il Comando Gruppo Armate Est, retto dal generale Rosi, che ha alle dipendenze la 9a Armata, composta dal XXV Corpo d’Armata, stanziano nel centro-nord dell’Albania, dal IV Corpo d’Armata, stanziano nel su sul confine greco, e dal XIV Corpo d’Armata, stanziato in Montenegro, regione questa che era integrante, militarmente, dell’Albania.

 

Alla notizia della caduta del fascismo tutta l’impalcatura creata dal Fascismo crolla e rimane solo la struttura militare, imperniata sul Comando gruppo Armate Est.

 

I 45 giorni del governo Badoglio vengono vissuti in Albania nella più completa incertezza, tutti in attesa, in un futuro sempre più indecifrabile, degli eventi.

 

Questi precipitano quanto, in modo imprevisto ed inatteso l’annuncio della firma dell’Armistizio tra l’Italia e le Potenze Alleate raggiunse Tirana e l’Albania la sera dell’8 settembre, via Radio Roma.

 

Il Comando Gruppo Armate Est, ed il suo comandante gen. Rosi, uscirono subito di scena in quanto un ordine di SuperEsercito lo sciolse proprio la sera dell’8 settembre. Rimase attivo per un paio di giorni il Comando della 9a Armata, al comando del gen. Dalmazzo. I tedeschi, con opera sopraffina di lusinghe ed inganno in breve i resero padroni di tutti i punti di comando nodali e già l’11 mattina si poteva dire che il Comando dell’Armata era esautorato. I Tedeschi imposero al gen. Dalmazzo la diramazione di ordini che, nel giro di pochi giorni, disarticolò tutto il dispositivo militare italiano. Vari reparti, ed unità addirittura si misero in marcia, su ordine, per raggiungere le stazioni ferroviarie in Bulgaria, con la promessa di essere rimpatriati; in realtà furono tutti internati in Germania e nei campi di concentramento tedeschi in Polonia.

 

Delle sei divisioni presenti sul territorio, la “Puglie”, l “Arezzo”, la “Firenze”, la “Parma”, la “Perugia”, e la “Brennero” tutte, tranne la “Perugia” ed in parte la “Firenze” persero in poche ore la loro capacità operativa.

La “Puglie” che controllava il Kosovo, composta dal 65% da albanesi, si disarticolò per la diserzione in massa dell’elemento albanese, che uccise anche molti ufficiali italiani e passa in blocco ai Tedeschi. “L’Arezzo”, che controlla il Corciano, sarà quasi tutta catturata dopo l’armistizio ed avviata ai campi di concentramento tedeschi. La “Firenze”, stanziata nel Dibrano si mette in marcia verso il mare con l’intento di raggiungere i porti ed imbarcarsi; si scontra con i Tedeschi a Kruja il 22-23 settembre 1943 ed impossibilitata a proseguire, raggiunge le forze partigiane in montagna. Il suo comandante, gen. Azzi, prenderà il comando del Comando Italiano truppe alla Montagna, costituito il 14 settembre dal Ten. Col. Barbi Cinti, a Peza, mentre il suo vice, Gen. Gino Piccini, organizzerà lo Stato Maggiore. Piccini rimarrà in Albania in uniforme ed armato fino al 16 agosto 1945, data del suo rimpatrio, unica autorità militare riconosciuta dopo il rimpatrio del gen. Azzi. Le vicende della “Firenze” sono le vicende dei soldati toscani e pistoiesi in Albania, essendo questa divisione di prevalente reclutamento dell’Alta toscana, vicende che qui non si ha spazio di narrare.[1]

La “Parma” che doveva proteggere Valona si disintegra in 48 ore in virtù dell’azione tedesca, mentre la “Brennero”, valente unità motorizzata, sarà dai tedeschi, dopo varie vicissitudini rimpatriata, prima a Trieste, poi a Venezia nella speranza di poterla incorporare nelle proprie fila. Molti soldati della “Brennero” giunti in Italia o si daranno alla macchia o saranno inviati in Germania. La “Perugia” controllava la zona sud dell’Albania e la sua vicenda presenta molti interrogativi. Raggiunta da Argirocastro dopo una marcia tra difficoltà di ogni sorta, l’area ed il Porto di santi Quaranta, o Porto Edda come si chiamava allora, riesce a prendere posizione e ad attestarsi a difesa. Sono oltre 10.000 uomini in armi in grado di fronteggiare ogni minaccia tedesca. Riesce a prendere contatto sia con i Comandi a Cefalonia sia con il Comando Supremo a Brindisi; manda anche un suo Ufficiale che aggiorna le autorità italiane della situazione nel sud dell’Albania. Questo ufficiale rientrerà in Albania con radio, codici di trasmissione ed ordini. E sarà fucilato per primo dai Tedeschi al momento della cattura. La Divisione riesce ad organizzare trasporti da Santi Quaranta a Brindisi – Otranto ogni notte tanto che oltre 8000 soldati, per lo più feriti ed ammalati, rientrano in patria. Il 26 ottobre, caduta Cefalonia e Corfù, la “Perugia” respinge un attacco tedesco, ed in armi, con tutti i suoi uomini, tiene le posizioni. Un altro attacco viene respinto il 30 settembre. Poi arriva l’ordine di evacuare Santi Quaranta e portarsi a nord, a Porto Palermo con vaghe promesse di reimbarco. L’opposizione degli Alleati che non fanno uscire le navi italiane dai porti della Puglia condannano la “Perugia” ad essere catturata ed annientata. Parte dei suoi uomini si danno alla montagna, il resto viene catturato. I Tedeschi non hanno il coraggio di fare quello che hanno fatto criminalmente a Cefalonia, con la “Acqui”. Con la “Perugia”, che era rimasta in armi fino al 3 ottobre 1943, al oltre un mese dalla proclamazione dell’Armistizio, si limitano, in modo incoerente, a fucilare solo gli Ufficiali, inviato in campo di concentramento sottufficiali e truppa.

 

Da questi eventi nasce il Comando Italiano Truppe alla Montagna C.I.T.a.M, costituito, come detto, il 14 settembre 1943, a soli sei giorni dalla proclamazione dell’armistizio, da parte del Ten. Col. Barbi Cinti, comandante dell’aeroporto di Schijk, vicino Tirana. Salito a Peza con tutti i suoi uomini stipula un accordo con i comandanti dell’E.L.N.A. in cui si definisce l’architettura di questo Comando, che deve raccogliere, in modo autonomo e secondo le leggi ed i regolamenti italiani, tutti i militari italiani che decidono di opporsi ai tedeschi.  A fine settembre raggiunge Peza il gen. Azzi, come detto, che ne assume, essendo l’ufficiale più alto in grado, il comando.

Il C.I.T.a.M si articola in un Comando, uno Stato Maggiore, tre battaglioni operativi; l’Albania viene divisa in 10 Comandi Zone; in ogni zona viene inviato un ufficiale affinchè raccolga notizie sul numero, consistenza ed armamento dei militari ivi presenti e come si sono organizzati.

A fine ottobre, quando ormai si può dire che gli eventi armistiziali volsero al termine, dei 130.000 soldati italiani in Albania presenti l’8 settembre, circa 75.000 furono catturati dai tedeschi ed avviati nei campi di concentramento tedeschi, 6/8 mila rimasero fedeli alla vecchia alleanza a furono incorporati nelle unità ausiliare tedesche; 8/10 mila riuscirono a rientrare in Italia, grazie all’azione della Divisione “Perugia” che tenne i collegamenti fino alla caduta di Cefalonia; circa 20.000 rimasero in Albania, nascosti all’azione tedesca; 5000 mila salirono in Montagna per combattere i tedeschi, entrando nelle fila del Comando Italiano Truppe alla Montagna.

Proprio questa consistenza uomini armati in montagna, un reale pericolo per la presenza tedesca in Albania, costrinse il Comando tedesco ad organizzare offensive che si svilupparono per tutto novembre, dicembre 1943 e gennaio 1944 che mise a dura prova la tenuta del Comando Italiano Truppe alla Montagna.

Il reale significato di quanto detto, sta nel fatto che, all’indomani della crisi armistiziale, la reazione dei soldati italiani in Albania, fu si sorpresa e di iniziale resa verso i Tedeschi, ma nella sostanza opposero una reazione alle truppe tedesche e diedero vita ad una struttura solida che diede consistenza all’Esercito di Liberazione Nazionale Albanese (E.L.N.A.) e lo pose in grado di fronteggiare e contrastare la occupazione tedesca dell’Albania

Una ricostruzione dettagliata delle forze che andarono a formare il Comando Italiano truppe alla Montagna è stata possibile grazie alle minute relazioni che sono state raccolte interpellando i reduci nel periodo 1989-1996. Attraverso queste relazioni, soprattutto i Diari Storici delle unità l’articolazione del C.I.T.a.M ha avuto una precisa fisionomia che permette di dire che oltre 5000  soldati italiani, armati, erano contro i Tedeschi in Albania, a fronte di 200-400 soldati armati dell’Esercito di Liberazione Nazionale Albanese del settembre-ottobre 1943.

Una sperequazione evidente, che non poco preoccupò il gruppo dirigente albanese alla montagna che vi vedeva il pericolo che la lotta al tedesco sarebbe stata condotta dagli Italiani, con prevedibili conseguenze soprattutto politiche all’indomani della liberazione. Qui interessa sottolineare il fatto che le Unità italiane in Albania, pur con percorsi diversi, riuscirono a formare reparti alla montagna in grado di condurre una guerra di liberazione e contrastare la presenza dei tedeschi e dei loro alleati collaborazionisti albanesi, in modo paritetico con le Unità dell’E.L.N.A..

 

In Albania vi erano circa 130.000 militari italiani, inquadrati nella 9ᵃ armata, composta da due corpi d’armata, più un settore di livello divisionale e comandi minori. Nella relazione dell’anno scorso si è precisato che circa 75.000 furono catturati dai Tedeschi ed avviati ai campi di concentramento in Germania e soprattutto in Polonia,6/8 rimasero fedeli alla vecchia alleanza, 8/10 mila riuscirono a rientrare in Italia, attraverso i porti pugliesi, circa 20.000 rimasero in Albania, nascondendosi ai Tedeschi ed ai loro collaborazionisti, e circa 5000 salirono in montagna, di cui, come vedremo, solo 3000 poterono essere impiegati come combattenti per via della incapacità logistica albanese a sostenere un numero maggiore di combattenti. 

 

L’oggetto di questa relazione intende esaminare quest’ultima tipologia di militari e nello specifico coloro che furono inquadrati in un’organizzazione regolare sotto egida completamente italianail Comando Italiano Truppe alla Montagna, C.I.T.A.M. Tale struttura si formò già il 15 settembre ad Arbana, per iniziativa del tenente colonnello pilota Mario Barbi Cinti, già comandante dell’aeroporto di Scijak e del 38° stormo da bombardamento. La figura di Barbi Cinti è stata negli anni oggetto di varie interpretazioni,[2] anche se non è possibile distaccarsi dal concetto che egli fu il primo che per lungimiranza e coraggio seguì l’inevitabile corso delle Regie Forze Armate. Seguendo alla lettera i vaghi ordini di Badoglio e Ambrosio, riuscì insomma non solo a portare in salvo il suo reparto, ma lo fece anche in maniera ordinata e spendibile per il futuro.

In questo modo si formò il Comando Italiano delle Truppe alla Montagna (C.I.T.a.M.), derivante in tutto e per tutto dall’autorità del Comando Supremo italiano. Vale la pena quindi ribadire che nello spirito della sottoscrizione dell’accordo, Barbi Cinti s’impegnava – come rappresentante di Vittorio Emanuele III, Badoglio e Ambrosio – all’adesione “antifascista” e antitedesca delle residuali forze militari italiane. Seguendo tale spirito istituzionale l’accordo di Arbana del 15 settembre dispose: il ripristino per i militari italiani del Codice Militare di guerra; la cessazione da parte dei partigiani d’ogni attività propagandistica a carattere politico nelle file degli italiani; la facoltà di Barbi Cinti di rimettere il Comando assunto nelle mani dell’ufficiale superiore di grado che in seguito si fosse dato alla montagna e che fosse riconosciuto idoneo all’incarico.

Con questi presupposti l’accordo ricostituiva un comando unico e univoco italiano, da porre a servizio della lotta comune senza pregiudizio alcuno tra le forze componenti lo sforzo militare antitedesco. Nacque così un formale e sostanziale patto di reciproco riconoscimento tra italiani, albanesi e Alleati, che ridava – anche oltremare – effettività all’ordinamento militare delle Regie Forze Armate. L’essenza di tale accordo era la volontà di Barbi Cinti di mantenere in piedi l’ordinamento militare italiano e quella albanese di riconoscerlo. L’intesa prevedeva pure l’onere delle strutture partigiane di procurare i rifornimenti, mentre per gli italiani quello di predisporre l’intelaiatura organizzativa.

A quel punto il pomeriggio dello stesso giorno Barbi Cinti radunò i circa 300 militari, che lo avevano seguito, esponendo loro i termini dell’accordo sottoscritto. L’adunata si sciolse al grido di «Viva il Re! Viva l’Italia!». L’opera di proselitismo da parte di Barbi Cinti e dei suoi stretti collaboratori fu intensa e articolata; infatti il numero di 300 crebbe progressivamente con l’annuncio ufficiale della costituzione del Comando. L’appello “alla montagna” venne infatti fatto circolare per tutta l’Albania e affisso nelle principali città.

Intanto il giorno 17 si costituì il I battaglione “Truppe italiane alla montagna” e il 26 iniziò l’addestramento verso azioni di guerra partigiana, unica possibile in quel contesto ambientale. L’ulteriore tappa di questo percorso vi fu il giorno 28. Arrivato in montagna il generale Arnaldo Azzi (già comandante della divisione Firenze), questi successe nel comando a Barbi Cinti. Fu così che il C.I.T.a.M. divenne la massima autorità italiana in Albania, l’unica che in qualche modo voleva e poteva ereditare quanto di sopravvissuto ai precedenti comandi Gruppo armate Est e 9ᵃ armata.

 

Questi ultimi ne erano consapevoli; per questo tra l’ottobre 1943 e il gennaio 1944 lanciarono contro i militari italiani alla montagna e i partigiani albanesi ben cinque offensive, volte a distruggere ogni forma di ribellismo e di opposizione, giudicate di per sé una seria minaccia. Il comando germanico comprese quindi subito che tutti i militari italiani, che non erano riusciti a internare o arruolare subito, sarebbero divenuti prima o poi possibili avversari in armi. Di conseguenza l’atteggiamento verso i vecchi alleati fu sempre risoluto e duro, proprio per impedire di doversi pentire un domani della propria clemenza.

In buona sostanza l’accordo del 15 settembre, confermato poi da Azzi il 29, diveniva il presupposto necessario affinché gli italiani offrissero le competenze tecniche della guerra convenzionale; allo stesso tempo gli albanesi avrebbero contribuito alla condivisione con la logica della guerriglia. Per meglio coordinarsi lo stesso generale predispose poi una capillare rete di ufficiali di collegamento, atta a rendere pienamente sinergica e sincera la lotta comune. Intanto nel ribadire il precedente proclama di Barbi Cinti, Azzi allargò a tutti gli italiani (militari e civili) ancora presenti in territorio albanese l’esortazione ad aderire all’unica lotta possibile, ossia quella contro i tedeschi. Ognuno per proprio conto, in armi o attraverso il lavoro civile, avrebbe contribuito alla vittoria contro l’ex alleato.

 

A seguito di ciò, per ragioni di sicurezza il 1° ottobre il Comando si trasferì ad Alta Tai. Intanto altra impellenza per Azzi fu quella di creare un solido collegamento con il Governo italiano. Tramite il maggiore Seymour venne pertanto fatto pervenire in Italia il messaggio che circa 20.000 soldati connazionali erano ancora in Albania e che non avevano accettato le condizioni di resa o di collaborazione con i tedeschi. Il problema principale era tuttavia che i 20.000 non erano tutti disponibili o impiegabili. Tolti quelli che si erano indirizzati a un impegno civile (necessario tra l’altro al supporto agricolo-alimentare dei combattenti), vi fu poi una parte dei combattenti italiani, che – per disaffezione o per sino ad allora repressa coscienza politica – decisero di aderire alla lotta comune direttamente inquadrati in formazioni partigiane. Questo fenomeno fu in buona sostanza la versione balcanica di quella grande dicotomia regolari-volontari, che in modo molto più “problematica” si sarebbe evidenziata in Patria tra Forze Armate cobelligeranti e formazioni partigiane.

A questo punto, completati ulteriormente i presupposti politico-militari della formazione del C.I.T.a.M., si può riportare l’organigramma, a noi pervenutoci, del medesimo Comando per il mese di ottobre 1943:

 

Composizione del Comando Italiano Truppe alla Montagna

 

29 settembre 1943

Comandante: generale Arnaldo Azzi

Capo di Stato Maggiore: tenente colonnello Goffredo Zignani

Ufficiale di collegamento con la Missione Militare Britannica: tenente colonnello Mario Barbi Cinti

Sottocapo di Stato Maggiore: maggiore Ernesto Chiarizia

 

Alle dipendenze di detto Comando si ordinarono i seguenti nove comandi militari di zona, affiancati ai corrispondenti Comandi partigiani di zona: Peza, Dajti, Berat Dibra, Elbasan, Valona, Mati, Corcia, Argirocastro. Tali comandi erano retti da un ufficiale superiore, il quale aveva alle dipendenze, sia disciplinari che d’impiego, reparti non superiori alla forza di un battaglione, dislocato nella zona militare di competenza. Per la deficienza di armi pesanti e mezzi speciali, tutti i militari italiani (indipendentemente da qualunque arma o servizio fossero appartenuti in precedenza) divennero, in questo inquadramento, dei fanti.

Quasi subito Zignani chiese espressamente di assumere il comando del III battaglione italiano. La sua richiesta venne accolta il 3 ottobre. A seguito di questo movimento il colonnello Ferdinando Raucci assunse il comando militare italiano della zona di Peza e Chiarizia sostituì Zignani nell’incarico di capo di Stato Maggiore del C.I.T.a.M.

Alla metà di ottobre 1943, il C.I.T.a.M. aveva alle proprie dipendenze 13 battaglioni, individuati nelle precedenti nove zone elencate. Vennero pertanto inviati degli ufficiali inferiori per verificare la consistenza delle forze sul territorio. Gli ufficiali furono: capitano Kiss per la zona di Dibra, il tenente De Quattro per la zona del Dajti, il tenente Permartini per la zona del Mati, il tenente Bondi per la zona di Elbasan, il tenente Marsili per la zona di Berat, il tenente Guarnieri per la zona di Corcia, il tenente Mazzaglio per la zona di Argirocastro, il tenente De Dottori per la zona di Valona.

 

Questa fu la situazione che – tramite i loro resoconti – arrivò ad Azzi e quindi a noi:

 

Zona militare di Peza (al 17 ottobre 1943)

Comandante truppe italiane: colonnello Fernando Raucci

Comandante dei partigiani albanesi: Myslym

 

Reparti italiani armati

Alle dirette dipendenze:

1)       Un battaglione di circa 300 uomini al comandi del tenente colonnello Zignani, costituito da elementi di varia provenienza;

2)       Battaglione “Morelli”: circa 750 uomini;

3)       Battaglione “Mosconi”: circa 450 uomini;

4)       Reparto di 43 uomini e 26 quadrupedi al comando del colonnello Coviello per servizi vari nella zona dei forni della base d’Arbana;

Presso la III brigata partigiana albanese:

1)       Un reparto di circa 40 uomini della divisione Arezzo, armati con due fucili mitragliatori, due mortai da 81, due fuciloni anticarro e 11 quadrupedi;

2)       5ᵃ batteria del 41° reggimento artiglieria Firenze al comando del capitano Giannoni su due pezzi con 5 ufficiali, 78 sottufficiali e truppa, 48 quadrupedi;

3)       Un nucleo costituito da un subalterno e 11 militari con un pezzo da 47/32 e 7 quadrupedi.

In totale armati: alle dirette dipendenze 2.370 circa; presso la III brigata 135 uomini circa. Uomini disarmati: imprecisato

 

Zona militare di Dajti (17 ottobre 1943)

Comandante delle truppe italiane: maggiore Martino

Comandante dei partigiani albanesi: non noto

 

Reparti italiani armati

1)       I battaglione del 127° reggimento fanteria Firenze con 31 ufficiali, 378 sottufficiali e truppa e 40 quadrupedi. Armamento: 62 pistole, 356 fucili, 1.050 bombe a mano, 18 fucili mitragliatori, una mitragliatrice;

2)       Batteria d’accompagnamento 127° reggimento fanteria Firenze con 4 ufficiali, 65 sottufficiali e truppa e 10 quadrupedi. Armamento: batteria senza pezzi; 7 pistole, 83 fucili, 82 bombe a mano;

3)       Reparto misto composto dal reparto Comando del 41° reggimento artiglieria con elementi del 510° battaglione mitraglieri G.a.F., con 7 ufficiali, 71 sottufficiali e truppa, 14 quadrupedi. Armamento: 2 pistole, 134 fucili, 1 fucile mitragliatore.

In totale: uomini armati: 42 ufficiali, 514 sottufficiali e truppa; uomini disarmati: non ne risultano.

 

Zona militare di Berat (22 ottobre 1943)

Comandante delle truppe italiane: tenente colonnello Antonio Curti

Comandante dei partigiani albanesi: Mestan Ujaniku

 

Reparti italiani armati

1)       Battaglione di formazione, composto dal XIII raggruppamento G.a.F. di 150 uomini;

2)       Compagnia autonoma composta dalla 1525 batteria “Breda” da 20 m/m mod. 35 con 120 uomini al comando del capitano Pietro Conte;

3)       Un battaglione di formazione di 150 uomini.

Il totale dei militari armati era di circa 420 uomini. Il totale dei militari disarmato, grosso modo, era il reggimento Cavalleggeri del Monferrato.

 

Zona militare di Dibra (13 ottobre 1943)

Comandante delle truppe italiane: generale Gino Piccini

Comandante dei partigiani albanesi: Haxli Lleshi.

 

Reparti italiani armati

1)       Un reparto di formazione di circa 40 uomini al comando del sottotenente Frasce della divisione Brennero.

Totale uomini: armati 40, disarmati circa 1.250 dislocati per lavori nel triangolo Peshkopia-Zerqan-Dibra.

 

Zona militare di Elbasan (16 ottobre 1943)

Comandante delle truppe italiane: tenente colonnello Achille Rossito

Comandante partigiano albanese: non noto

 

Reparti italiani armati

Alle dirette dipendenze:

1)       Un battaglione di formazione di circa 350 uomini per la quasi totalità provenienti dalla divisione Arezzo;

2)       Una compagnia di formazione di 150 carabinieri in parte provenienti dalla colonna Gamucci.

Presso la I brigata partigiana (comandante Mehmet Shehu, base a Labinoti):

1)       6ᵃ batteria del 41° reggimento artiglieria Firenze (su due pezzi);

2)       9ᵃ batteria del 41° reggimento artiglieria Firenze (su due pezzi);

3)       Una formazione di 130 militari italiani passati a loro richiesta a reparti italiani (battaglione “Gramsci”);

4)       Un reparto salmerie di 100 uomini e 100 quadrupedi forniti dal 127° reggimento fanteria e dal 41° reggimento artiglieria.

Presso la II brigata partigiani albanesi:

1)       7ᵃ batteria del 41° reggimento artiglieria in via di costituzione.

Totale uomini: armati, alle dirette dipendenze 500; disarmati circa 1.200 ripartiti fra Shëngjergj, Orenje e Labinoti, 750 provenienti dalla colonna Gamucci e 500 dalla colonna Brignani provenienti da Dibra.

 

Zona militare di Valona (18 ottobre 1943)

Comandante delle truppe italiane: tenente colonnello Saraceno

Comandante dei partigiani albanesi: Islam Radovicka

Reparti italiani armati: nessuno

Il totale dei militari italiani disarmati risultanti al tenente De Dettori era circa 20 ufficiali e 1.500 uomini.

 

Zona militare di Mati (16 ottobre 1943)

Comandante dei partigiani albanesi: non noto

Comandante italiano: non specificato

Totale uomini armati: non risultavano

Totale uomini disarmati: circa 300

 

Zona militare di Corcia (22 ottobre 1943)

Comandante delle truppe italiane: non noto

Comandante dei partigiani albanesi: non noto

Reparti italiani armati: situazione non nota

 

Zona militare di Argirocastro (22 ottobre 1943)

Comandante truppe italiane: non noto

Comandante partigiano albanese: non noto

 

 

Questa la situazione militare ad ottobre 1943, con il Comando Italiano Truppe alla Montagna in gradi di poter svolgere azioni di una certa importanza contro le forze tedesche e collaborazioniste che occupavano l’Albania.[3]

 

 

Pistoia 8 novembre 2014

 

         



[1] Per la Divisione “Firenze” vds. Massimo Coltrinari,L’”8 Settembre” in Albania. La crisi armistiziale tra impotenza, errori ed eroismo. 8 settembre-7 ottobre 1943, Roma Università La Sapienza, Edizioni Nuova Cultura, pagine 265, il particolare il capitolo dedicato a questa divisione.

[2] P. Iuso, Esercito, guerra e nazione. I soldati italiani tra Balcani e Mediterraneo orientale 1940-1945, Ediesse, Roma 2008, p. 240; E. Aga Rossi e M.T. Giusti, Una guerra a parte. I militari italiani nei Balcani 1940-1945, Il Mulino, Bologna 2011, p. 314.

[3] La relazione trae spunto ed origine dalle attività di ricerca iniziata nel 1989 per COREMite, Commissione per lo Studio della Resistenza dei Militari Italiani all’Estero, voluta dal Ministero della Difesa, per il comparto Albania. In questo quadro sono stati pubblicati i seguenti volumi:

Massimo Coltrinari, Albania Quarantatre, L’avviamento dei Militari Italiani ai campi di concentramento ,Roma, Edizioni Associazione Nazionale Reduci dalla prigionia, dall’Internamento e dalla Guerra di Liberazione, 1995, pagine 236.Massimo Coltrinari,L’”8 Settembre” in Albania. La crisi armistiziale tra impotenza, errori ed eroismo. 8 settembre-7 ottobre 1943, Roma Università La Sapienza, Edizioni Nuova Cultura, pagine 265.Massimo Coltrinari, Paolo Colombo, L’a Divisione “Perugia”. Dalla Tragedia all’Oblio. Albania 8 settembre-3 ottobre 1943, Roma Università La Sapienza, Edizioni Nuova Cultura, pagine 320.Massimo Coltrinari, La Resistenza dei Militari Italiani all’Estero. Albania, Roma, Ministero della Difesa, Rivista Militare, COREMITE, Commissione per lo Studio della Resistenza dei Militari Italiani all’Estero, 1999, pag. 1144.Massimo Coltrinari, Laura Coltrinari, La ricostruzione e lo Studio di un avvenimento Militare, , Roma Università La Sapienza, Edizioni Nuova Cultura, pagine 288[3]

 

mercoledì 20 dicembre 2023

Ricerca. Le prime 49 sezioni dell'Istituto del Nastro Azzurro 1923.



 10/02/1923 Fiume

16/02/1923 Udine

17/02/1923 Taranto

05/04/1923 Ancona

05/04/1923 Catania

13/04/1923 Firenze

15/04/1923 Genova

22/04/1923 Napoli

05/05/1923 Milano

26/05/1923 Palermo

28/05/1923 Venezia

02/06/1923 Roma

15/06/1923 Torino

16/06/1923 Livorno

22/06/1923 Reggio Calabria

22/06/1923 Reggio Emilia

28/06/1923 Mantova

28/06/1923 Mantova

30/06/1923 Potenza

01/07/1923 Foggia

02/07/1923 Macerata

02/07/1923 Macerata

07/07/1923 Parma

08/07/1923 Messina

16/07/1923 Lucca

19/07/1923 Perugia

22/07/1923 Campobasso

27/07/1923 Trieste

16/08/1923 Trapani

26/08/1923 Pola

09/09/1923 Lecce

09/09/1923 Siena

16/09/1923 Arezzo

30/09/1923 Siracura

08/10/1923 Modena

09/10/1923 Cosenza

13/10/1923 Cremona

13/10/1923 Massa

20/10/1923 Bergamo

21/10/1923 Rovigo

21/10/1923 Sassari

23/10/1923 Piacenza

24/10/1923 Treviso

25/10/1923 Aquila

25/10/1923 Benevento

28/10/1923 Porto Maurizio

31/10/1923 Padova

18/11/1923 Como

09/12/1923 Salerno

16/12/1923 Brescia

18/12/1923 Trento

(massimo coltrinari - direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org

domenica 10 dicembre 2023

LIbano La Prima Missione di Pace

Si riporta la Premessa del Volume dedicato al Libano  Ricerca condotta e sviluppata  nell'ambito del progetto Libano 4a anni dopo

 


Lo scopo di questo volume è quello di proporre delle riflessioni a carattere generale, anche da parte di alcuni protagonisti, della esperienza che l’Italia affrontò agli inizi degli anni ’80 nel contesto internazionale come partecipazione alla stabilizzazione e riduzione dei conflitti. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale le Forze Armate Italiane erano ispirate come impiego, per una scelta di politica militare ben precisa, ad una decisa politica di difesa imperniata sull’art.11 della Costituzione repubblicana del 1948 (L’Italia ripudia la guerra come soluzione dei contrasti tra gli Stati); il corollario conseguente fu per decenni il “focus” di impiego delle nostre unità soprattutto terresti sarebbe stato incentrato sulla difesa del confine orientale.

Poi la svolta degli anni ’80. Per contribuire alla stabilità internazionale e comporre i conflitti in corso, in ambito ONU, si volle iniziare con l’invio di contingenti militari in Libano quella stagione che presso la pubblica opinione si accreditò come “missioni di pace”. Forze armate impiegate come strumento di contrasto alla violenza bellica, come forza di interposizione, utilizzata da parti che non riuscivano a trovare altra soluzione che la violenza ai loro dissidi. Si intervenne nel conflitto tra israeliani ed arabi, iniziato nel 1948 e che ancora oggi continua e perdura, nella convinzione di portare un contributo volto a fornire elementi di stabilizzazione politica e sociale alle due comunità.

Il volume nella sua prima parte da un ampio quadro delle attività svolte dall’Italia, dall’Unità d’Italia ad oggi, ma anche dando cenni agli decenni precedenti in merito alle iniziative dell’allora Regno di Sardegna, fino ai nostri giorni come prova che le “missioni di pace” nelle sue varie interpretazioni fanno parte del DNA delle nostre Forze Armate; nella sua seconda parte riporta riflessioni di chi fu partecipe di quella esperienza, a quaranta anni di distanza, nei suoi risvolti politici ma soprattutto come prima esperienza delle Forze Armate italiane chiamate a confrontarsi con una realtà che non era la guerra classica, ma che presentava risvolti diversi e variegati spesso non conosciuti, in un contesto in cui non si poteva sbagliare. Iniziò con il Libano una stagione in cui le Forze Armate italiane furono impiegate come forza di interposizione e stabilizzazione, stagione che risultò poi essere uno strumento di sempre migliore addestramento ed efficienza per le stesse Forze Armate, quasi una “spovincializzazone” dello strumento militare sostanzialmente di guarnigione, ma che fu pagato con un logoramento di materiali ed uomini ed un allontanamento ordinativo, sul piano dottrinale, dal vero motivo per cui le Forze Armate esistono. Alcune componenti terrestri (vedasi l’artiglieria e le forze carriste),  si ridussero a entità trascurabili, la fanteria perse di molto il suo ruolo di arma base, a favore del genio, che assunse, appunto, sempre più la funzione di arma base; inoltre componenti logistiche come la sanità ed il commissariato assunsero una dimensione che andò oltre quella tradizione di sostegno all’arma base. Uno strumento militare che si avvicinava a più ad una forza paragonabile alle “constatabulary forces” che realmente militare. Non per altro per fronteggiare alla emergenza Covid-19 il Paese si affido, per la vaccinazione di massa della popolazione ad una struttura gestita e approntata dalla organizzazione militare.  

Tutto questo venne a confrontarsi con gli eventi del 24 febbraio 2022 in Ucraina, in cui le Forze Armate sono chiamate a sostenere non più missioni di interposizione e stabilizzazione, ma, nella sostanza, a ritornare al loro ruolo di fronteggiare una guerra classica, in un contesto di una coalizione come la Nato, in un contesto “dual use” il cui si sta ripristinando l’”use” primario.

 

Il volume quindi offre momenti di riflessione di questo arco temporale di quarant’anni anni come evoluzione ed impiego delle nostre Forze Armate, vero riverbero della situazione in cui l’Italia è chiamata ad operare    

I limiti di spazio sono quelli del territorio nazionale, del mediterraneo orientale e dei territori libanese e a nord dello Stato di Israele

I limiti di tempo vanno per la prima parte visti in quelli dell’età contemporanea, dalla Santa Alleanza ad oggi, in particolare dalla prima missione di interposizione che si ebbe a meta dell’ottocento, con una particolare attenzione agli anni ottanta del secolo scorso.

 

 

giovedì 30 novembre 2023

Fondo Coltrinari presso la Biblioteca della Università degli Studi N. Cusano telematica Roma

A sostegno del master di 1° Liv in Storia Militare Contemporanea dal 1792 al 1960 sono stati versati a questo fondo alla data odierna io36 volumi tutti catalogati


  cfr.  www.unicusano.it/master



lunedì 20 novembre 2023

Ricerca. Notizie su Luciano La Marca partigiano


 Anche su richiesta di Almo Bramucci, figlio della Medaglia d'Argento partigiana Bramucci, sono in corso ricerche per conoscere e avere notizie sulla attività partigiana di Luciano La marca attivo nella primavera del 1044 nella zona di Arcevia.

 contatti: CESVAM: Centro studi  sul Valore Militare  (centrostudicesvam@istitutonastroazurro.org

venerdì 10 novembre 2023

INFOCESVAM, Bollettino Notizie del Centro Studi sul Valore MIlitare, Anno X, 45/46 n. 5 Settembre - Ottobre 2023, 1 novembre 2023

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO X, 45/46 N. 5, Settembre - Ottobre 2023, 1 novembre 2023

X/5/751 La decodificazione di questi numeri è la seguente: X anno di edizione, il mese di edizione di INFOCESVAM, 7751 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento. Questo numero è principalmente dedicato all’aggiornamento dei progetti in corso ed alla accessibilità  ai Blog Storici collegati.

X/5/752 Progetto 2017/2 Capire la Grande Guerra. Concluso. Sono stati pubblicati tre volumi (13, n.14, n.15) La serie di tre volumi è disponibile alle Federazioni che ne fanno richiesta, salvo rimborso spese postali. (info:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

X/5/753  E’ allo studio la fattibilità di creare uno spazio video sul canale You Tube dedicato due volte alla settimana alla presentazione delle  attività editoriali del CESVAM. L’inizio dovrebbe avvenire nel mese di gennaio p.v.

X/5/754. QUADERNI ON LINE, espressione in rete della rivista QUADERNI, edizione a stampa, ospitata su www.valoremilitare,blogspot.com. Alla data del 30 ottobre 2023 i contatti totale sono stati 153575, quelli dell’ultimo mese, 1342, la media dei contatti è di circa 2000/2300 al mese.

X/5/755 Progetto 2022/1 Libano. A 40 anni dalla prima esperienza fuori area. Il manoscritto 1 è stato approntato il manoscritto 5.

X/5/756 Blog Storici. Aggiornamento Sinossi Master.  www.storiainlaboratorio.blogspot.com. Cadenza decadale. Alla data del 30 giugno 2023 contatti totali “ab inizio” 52894, contatti giugno 2023: 3781; media mensile 300/400. Post pubblicati 451. Blog di riferimento per le pubblicazionidi carattere storico

X/5/757.Progetto 2022/2. Incrementazione del Museo di Salò. Dato che il Museo dell’Istituto è passato sotto la gestione diretta del Comune di Salò il Progetto è stato rimodulato  con iniziative riguardanti il Centenario del Nastro Azzurro. Vds Progetto Centenario 2022/2023/3.

X/5/758 Progetto 2019/2 Le Vicende dei Militari Italian in Russia 1941-1953. È stato pubblicato il primo volume dalla serie. Il Volume 2 ed il Volume 3 sono terminati come manoscritto n. 5. Si conferma che non avendo la disponibilità della Tipografia della Casa Editrice, la fase di editing è posticipata

X/5/759 Blog Storici. Aggiornamento Sinossi Master.  www.prigionia.blogspot.com. Cadenza decadale. Alla data del 30 giugno 2023 contatti totali “ab inizio” 63742, contatti giugno 2023: 956; media mensile 343. Post pubblicati 410. Blog di riferimento per i temi riguardanti il combattente disarmato solo per periodi di guerra dichiarata.

X/5/760 Progetto 2022/2023/3. Progetto del Centenario. Sono state previste ricerche e realizzazioni riguardanti L’Istituto del Nastro Azzurro in Italia e nel Mondo; Ettore Viola, e i 100 anni di vita dell’Istituto. Inoltre è previsto un Manifesto su 16 facciate che esplicano la realtà dell’Istituto

X/5/761. Blog Storici. Aggiornamento Sinossi Master.  www.lagrandeguerra.2014-1918.blogspot.com. Cadenza decadale. Alla data del 30 giugno 2023 contatti totali “ab inizio” 1769, contatti giugno 2023: 4; media mensile 10. Post pubblicati 218. Blog di riferimento per i temi riguardante il primo conflitto mondiale

X/5/762. Progetto 2023/1 Albo d’Oro Nazionale- Vds Annesso

X/5/763 Progetto 2020/1 “La prigionia Italiana in mano britannica Kenya. Il Volume è nella fase di manoscritto 4.  Si prevede che per settembre p.v. si completa il manoscritto 5 Riserva di avviare la Fase di editing

X/5/764, Blog Storici. Aggiornamento Sinossi Master.  www.uniformologia.blogspot.com. Cadenza decadale. Alla data del 30 giugno 2023 contatti totali “ab inizio” 102124, contatti giugno 2023: 3407; media mensile 549. Post pubblicati 417. Blog di riferimento per fornire elementi di conoscenza del costume militare

X/5/765. La Sessione di Laurea Anno Accademico 22/23 per il Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea dal 1792 al 1960 è fissata il giorno 30 novembre 2023 .info. www.unicusano.it/master

X/5/766 Progetto 2020/2 Le Riforme Militari tra il 1919 ed il 1919. Sono stati pubblicati Tre volumi che sono disponibili a richiesta, e come prassi, saranno inviati gratuitamente, salvo rimborso delle spese postali. Il Volume dedicato agli ordinamenti dal 1940 al 1946 ha assunto questa articolazione dopo la fase del manoscritto n. 3 UN VENTENNIO DI PREPARAZIONE ED UNA CONCLUSIONE AMARA.VOLUME 1: Gli Ordinamenti del Regio Esercito predisposti tra le due guerre. 1919 -1939: VOLUME 1 –  Tomo I   Testo; Gli Ordinamenti del Regio Esercito predisposti tra le due guerre. 1919 -1939: VOLUME 1 –  Tomo II   Documenti: VOLUME 2 Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946,  La Prova dei Fatti. Dal 10 giugno 1940 al 25 luglio 1943 VOLUME 2 –  Tomo I Testo Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946: La Prova dei Fatti. Dal 25 luglio 1943 al 2 giugno 1946 VOLUME 2 –  Tomo II Testo, Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946, VOLUME 2 –  Tomo III Documenti, Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946, VOLUME 2 –  Tomo IV Documenti

X/5/767. Blog Associazionismo Militare.  www.studentiecultori.blogspot.com. Cadenza decadale. Alla data del 30 giugno 2023 contatti totali “ab inizio” 63379, contatti giugno 2023: 97; media mensile 341. Post pubblicati 594. Blog di riferimento per fornire materiali di ricerca per tesi di laurea per frequentatori di Master o per ricerche di specializzazione; anche come vetrina di attività del Master.

X/5/768 La Sessione di Laurea Anno Accademico 22/23 per il Master di 1° Livello in Politica Militare Comparata dal 1860 ad oggi è fissata il giorno 30 novembre 2023 .info. www.unicusano.it/master

X/5/769. Progetto 2021/2 Centenario della Traslazione del Milite Ignoto. Il progetto è concluso. Sono disponibili la medaglia coniata nell’occasione che si può richiedere a segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

X/5/770. Blog Associazionismo Militare.  www.senioresiasd.blogspot.com. Cadenza decadale. Alla data del 30 giugno 2023 contatti totali “ab inizio” 50889, contatti giugno 2023: 2999; media mensile. Post pubblicati 468. Blog di riferimento per rafforzare e alimentare l’associazionismo militare di elites.

X/5/772 La Sessione di Laurea Anno Accademico 22/23 per il Master di 1° Livello in Terrorismo ed Antiterrorismo Obiettivi, Piani e Mezzi è fissata il giorno 30 novembre 2023 .info. www.unicusano.it/master

X/5/773 Il Calendario del Nastro Azzurro 2024 dedicato al Centenario della Fondazione sarà presentato il giorno 16 novembre 2023 alle ore 18 presso il Museo dei Granatieri Piazza Santa Croce in Gerusalemme Roma.

X/5/774 Blog Associazionismo Militare.  www.clubufficialimarchigiani.blogspot.com. Cadenza decadale. Alla data del 30 giugno 2023 contatti totali “ab inizio” 1312, contatti giugno 2023: 510; media mensile 7. Post pubblicati 171. Blog di riferimento per rafforzare e alimentare l’associazionismo di elites.

X/5/775. Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 gennaio 2024. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

 

 

martedì 31 ottobre 2023

Rivista QUADERNI, Anno LXXXIV,. Supplemento XXX,, 2023, n.3, Luglio - Settembre 2023, 29° della Rivista

 


la rivista può essere chiesta a: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org


Materiali per la Storia dell'Istituto del Nastro Azzurro

 

DONDAZIONE DELLA FEDERAZIONE DI  AREZZO 16 SETTEMBRE 1923



 Ricevuto per la sensibilità e la cortesia di Stefano  Mangiavacchi,  qui è presentato l'articolo della fondazione della Federazione di Arezzo dell'Istituto del Nastro Azzurro


Il teso è il seguente

PER L’ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO IN AREZZO

 

Il Comando di Presidio comunica:

Il 16 corrente[1] (1923) alle ore 11 presso la sede locale del Distretto Militare, delegato dalla Direzione Generale dell’Istituto del Nastro Azzurro ad organizzare un Comitato provvisorio per la costituzione in Arezzo di una Sezione dell’Istituto stesso, si sono riuniti i signori:

Gen Divi Grilli comm. Napoleone

Rev Padre Mazzoni don Alberto MOVN

Col. Duranti cav Antonio, Comandante del Presidio

Ten Col Cristofori cav. Egidio

Magg Rossi cav. Francesco

Cap. Vardelli cav. Riccardo

DottFiumicelli Fiumicello, Sindaco di Arezzo

Dott. Cav. Guiducci Guiduccio

Rag Neri sig Pietro

Lamoni sig. Dante

Dott Cav Montagnani Angelo

Sig. Gio Batta Alberti

Sig Poleri Anotnio

I medesimi costituitosi in Assemblea dopo aver preso conoscenza delle Norme statutarie dell’Istituto del Nastro Azzurro e relativo regolamento, hanno eletto a Presidente Onorario del Comitato Organizzatore della Sezione da costituirsi nel Capoluogo con Gruppi da costituirsi in Provinciali reverendo e valoroso Padre Mazzoni  don Alberto  e Presidente effettivo il gen di Div, in p.s.a Grilli cav. Napoleone e segretario il maggiore in P A S, Rossi cav Francesco.

Il signori decorati di MOVM, MAVM, MBVM, dell’OMS e di promozione per merito di guerra, con diritto allo speciale distintivo che desiderano iscriversi alla locale Sezione del N.A. presso il locale Distretto Militare per chiedere una copia dello Statuto e schiarimenti circa la tassa sociale.

Alla iscrizione avvenuta i sigg, Soci saranno convocati per la nomina del fiduciario della Sezione avvenuta la quale il Comitato organizzatore demanderà ad esso ogni regolare funzione.

Arezzo che conta tra i suoi figli 4 MOVM sarà orgogliosa di essere presa e stretta in un fascio di idealità purissima la famiglia dei suoi decorati



[1] La data è il 16 settembre 1923. Si deduce dall’articolo nella stessa pagina “Fiere in provincia” che parla di “domani 19 settembre”. 


venerdì 20 ottobre 2023

Volume Il Piroscofo requisito "Conte Rosso" Modalità di cessione


di Marco Montagnani

Il volume si può ordinare, al costo di 15 euro più spese postali, presso l’Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare il quale, con l’ausilio del Centro Studi sul Valor Militare (CESVAM) che ne fa parte, ha reso possibile la pubblicazione. Precisamente all’indirizzo:

 

segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

 

La spedizione avverrà in tempi brevi, comunque compatibilmente con i moltissimi altri impegni che la Segreteria Generale assolve ogni giorno. È stata attivata una mail, alla quale non vanno indirizzati ordini d’acquisto, cui potrà scrivere chiunque intenda fornire fotografie, documenti, ricordi, oppure chiedere informazioni o quant’altro, sul Conte Rosso:

 

piroscafoconterosso@gmail.com

 

La raccolta di ulteriore materiale permetterà di tenere aggiornata la storia dello sfortunato Piroscafo e degli uomini che calcarono i suoi ponti, specie quelli che presero parte alla sua ultima tragica traversata, nella speranza che fatti fino ad oggi sconosciuti si disvelino.

 

Dopo aver effettuato il pagamento, seguendo le istruzioni fornite dalla Segreteria Generale, il libro sarà spedito. A riguardo, perché ciò avvenga al meglio e velocemente, occorre che il richiedente fornisca per mail, avente per oggetto: “ACQUISTO LIBRO AFFONDAMENTO PIROSCAFO REQUISITO CONTE ROSSO”, i seguenti dati: COGNOME – NOME – INDIRIZZO – NUMERO COPIE.





 

mercoledì 20 settembre 2023

Centro Studi sul Valore Militare Attivitaùà 2022 Sintesi

 Presenta al Presidente Nazionale si riporta la bozza di sintesi della Attività del CESVAM - Centro Studi sul Valore Militare per l'anno 2022



1.   Dopo la realizzazione del numero speciale dedicato al Cesvam Report settembre 2019- agosto 2021 in cui è riportato tutta l’attività del CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare) nel periodo considerato sono stati pubblicati, ovvero nel 2022 i seguenti numeri della Rivista QUADERNI, supplemento del periodico nazionale “Il Nastro Azzurro, Rivista di 128 pagine. Tale rivista, a profilo universitario di terza fascia, consta dell’Editoriale del Presidente, due Parti, una dedicata alla Memoria con quattro rubriche fisse (Approfondimenti, Dibatti, Archivio, Musei, Archivi e Biblioteche, ed una parte dedicata alla Attualità Geografica  con tre rubriche (Una finestra sul Mondo, Geopolitica delle Prossime sfide, Scenari, Regioni Quadranti) Inoltre vengono date notizie di dettaglio sulla attività del CESVAM, tra cui riportati gli Indici mensili del supplemento in rete QUADERNI ON LINE, ad edizione quotidiana, pubblicato sul blog www.valoremilitare.blogspot.com. Tale edizione on line ha in media, nel 2022, dai 2000/3000 contatti mensili con punte anche di 5000/6000Nel 2022 sono stati pubblicati i seguenti quaderni

1.   Quaderni, Anno LXXXIII, Supplemento XXII, 2022, n.1, 22° della Rivista Titolo” La Drappella di Nizza Cavalleria”

2.   Quaderni, Anno LXXXIII, Supplemento XXIII, 2022, n.2, 23° della Rivista Titolo

Il Museo della Federazione di Bologna del Nastro Azzurro

3.   Quaderni, Anno LXXXIII, Supplemento XXIV, 2022, n.3, 24° della Rivista Titolo

Albo dei Decorati al Valore Militare della Provincia di Foggia

4.   Quaderni, Anno LXXXIII, Supplemento XXV, 2022, n.4, 25° della Rivista Titolo

Medaglia Commemorativa del VI Congresso Nazionale Milano 7-10 aprile 1938

 

Anche nel 2022 la Rivista “QUADERNI” ha assolto alla sua primaria funzione di ricerca e studi sui temi del Valore Militare, nel preservare la Memoria, nella diffusione dei valori statutari. Inoltre ha assolto alla funzione di sostegno alle attività universitari. Infatti ha pubblicato gli articoli tratti dalla ulteriore valorizzazione di ricerca delle Tesi di Laurea approntate dai ex frequentatori dei Master che sono entrati a far parte, come ricercatori giusta indicazione dei Bandi di iscrizione dei Master citati

5.   Sono stati predisposti nel 2022 i testi definitivi del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione e sono stati stampati ed editi i volumi sei, sette ed otto dedicati al Compendio e Glossario 1945 ed al Volume Percorsi di Ricerca. Ogni volume consta di circa 250 pagine

6.   Sono stati pubblicati, nel 2022, nell’ambito del Progetto “Ordinamenti. Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara” i seguenti volumi:

“Il Quadro di Battaglia dell’Esercito Italiano 10 giugno 1940 (Edizione Archeoares, Viterbo Roma, 2022, 260 pag.), Gli Ordinamenti del Regio Esercito predisposti tra le due guerre 1919-1939, Teso Volume I Tomo I (Edizione Archeoares, Viterbo Roma, 2022, 270 pag); Gli Ordinamenti del Regio Esercito predisposti tra le due guerre 1919-1939, Documenti Volume I Tomo II (Edizione Archeoares, Viterbo Roma, 2022, 160 pag)

7.   È stato pubblicato nell’ambito della collana La Prigionia nella Grande Guerra, dopo i volumi pubblicati nel 2021 (Volume 1 “Prigionia e Internamento, principali istituti e lineamenti giuridici. Il valore del Combattente disarmato”. Volume 2 “La Geografia dei campi di concentramento in Austria-Ungheria. Iconografia della Prigionia Italiana nella duplice monarchia”. Volume 5 “La memoria. L’opera di Padre Giovanni Minozzi durante e dopo la Grande Guerra. Le case del soldato alla fronte e gli orfani di guerra dell’opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia”.), il volume 3 “Pietro Bonci. Epistolario di Prigionia 30 mesi di prigionia in Austria-Ungheria, sempre presso la casa Editrice Nuova Cultura Università Sapienza Roma

8.   Nel quadro del progetto dedicato alle vicende dei militari in Russia, nel 2022 è stato pubblicato il primo volume con il titolo 1941: una avventura non necessaria”, (Archeoaress Viterbo, 2022, di 301 pagine.

 

Nella sostanza nel 2022 il CESVAM. Centro Studi sul Valore Militare dell’Istituto del Nastro Azzurro ha pubblicato n. 8 titoli corrispondenti a un volume in media di circa 270-300 pagine. Considerando le vacanze estive, si può dire che il CESVAM, grazie alla abnegazione di tutti i suoi partecipati ed alla efficienza della segreteria generale dell’Istituto ha messo a disposizione e prodotto circa un volume ogni mese e mezzo. Occorre infine ricordare che i volumi sono editi a sostegno della offerta formativa che l’Istituto ha messo in atto attraverso la attivazione dei Master di 1° Livello (di cui sotto),

9.   Il CESVAM pubblica dal 2019 INFOCESVAM, BOLLETINO DI INFORMAZIONI SULLE Attività DEL CESVAM, edito in forma didascalica. Fino al 2021 era a cadenza mensile, dal 1 gennaio 2022 a cadenza bimestrale. INFOCESVAM, pubblicato sulle pagine CESVAM del Periodico Nazionale nelle pagine CESVAM aggiorna “ad horas” lo stato di avanzamento die progetti e sulle attività del CESVAM. Tale INFOCESVAM  è pubblicato sul sito dell’Istituto (www.istitutonastroazziro.or/ al comparto CESVAM) e sui blog di riferimento (info: ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org)

 

ATTIVITA’ DI CARATTERE CULTURALE

 

In partnership con l’Università di Studi Nicolò Cusano sono stati attivate:

-       la V Edizione del Master di 1° livello in “Storia militare contemporanea 1796.1960”; (Per Laureati)

-       la IV Edizione del Master di 1° livello in “Politica Militare Comparata dal 1960 ad oggi.” (Per Laureati)

-       la II edizione del Master di 1° livello in “Terrorismo internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi. (Per Laureati

-       La II edizione del “Corso di perfezionamento ed aggiornamento “in Terrorismo internazionale, Obiettivi, Piani e Mezzi,” riservato ai diplomati di Scuola Media Superiore.

I master sono strutturati per moduli che sono stati svolti nella modalità e-learning e supportati da apposite sinossi. La convenzione prevede un ritorno economico-finanziario per l’Istituto, iniziativa che diversifica le fonti di entrata dell’Istituto stesso. Anche per l’anno Accademico 2021/2022 sono state attivate le sessioni di Laura come da Bando. In corso le attività per l’anno accademico 2022/2023.

In Generale molti frequentatori decidono di continuare le loro ricerche iscrivendosi al Nastro Azzurro. Questa attività prettamente culturale si è trasformata in un allargamento della base associativa dell’Istituto, Infine nel 2022, oltre partecipazione a convegni e presentazioni di volumi, il CESVAM ha avviato la  Campagna di informazione e Divulgazione che nel 2022 è alla sua II Edizione, volta a far conoscere le pubblicazioni e le realizzazioni dell’Istituto indirizzata specialmente all’interno, verso le Federazioni ed i Soci come amalgama ed all’esterno verso le scuole soprattutto quelle Superiori e medie nel quadro del progetto ”Storia in Laboratorio” attivato dal 2008.

 

 

 



domenica 10 settembre 2023

Osvaldo Biribicchi 80* anniversario della Guerra di liberazione.

 


Dizionario Minimo della Guerra di Liberazione

Osvaldo Biribicchi

 

Il Dizionario minimo della Guerra di Liberazione, progetto sostenuto dal Ministro della Difesa, fortemente voluto dal Presidente dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti decorati al Valor Militare del 1927, Generale Carlo Maria Magnani, si inserisce nel quadro delle molteplici attività culturali ed editoriali portate avanti dal direttore del Centro Studi sul Valor Militare Generale Massimo Coltrinari, è rivolto agli studenti delle Scuole Superiori di Secondo Grado, al fine di fornire agli studenti spunti di riflessione e documenti per approfondire gli avvenimenti che vanno dalla crisi armistiziale del 1943 alla Liberazione, il 25 aprile 1945, e quindi alla conclusone della guerra. Preso atto che non è possibile parlare di Guerra di Liberazione senza una conoscenza essenziale degli eventi principali che hanno preceduto e seguito l’annuncio dell’Armistizio dell’8 settembre, nel porre mano a questo lavoro ci siamo riproposti, almeno nelle intenzioni, di non fare solo una raccolta asettica di dati ma stimolare riflessioni critiche.                                                                                      La struttura editoriale dell’opera è costituita, per ogni anno preso in esame, da un  compendio e da un glossario; infine è stato inserito un volume dedicato ai Percorsi di ricerca. Lo studio è stato articolato in sei Fronti: del Sud; del Nord; dell’Internamento; della Resistenza all’Estero; della Prigionia ed, infine, del Fronte nemico al fine di fornire un quadro sommario di ciò che avvenne all’indomani dell’Armistizio. A partire dall’8 settembre 1943 l’Italia si divide in due: quella del Sud, liberata dagli Alleati con gli sbarchi in Sicilia, a Salerno  ed Anzio, e quella del Nord in cui si insediò la Repubblica Sociale Italiana decisa a continuare la guerra, ormai persa, al fianco dei tedeschi. In realtà, tra l’Italia e gli Alleati furono firmati due armistizi: il primo, detto armistizio corto, contenente solo clausole militari, fu firmato segretamente a Cassibile in provincia di Siracusa il 3 settembre 1943 ed annunciato cinque giorni dopo prima dal Generale Eisenhower e, poche ore dopo, da Badoglio. Il secondo, detto armistizio lungo o anche armistizio di Malta, fu firmato il 29 settembre e precisava gli obblighi della resa senza condizioni già contenuti genericamente nell’armistizio corto. La semplice conoscenza di questi elementi stimola riflessioni profonde su quei cinque giorni tra il 3 e l’8 settembre in cui i soldati italiani continuarono a combattere e morire al fianco dei tedeschi contro gli angloamericani e la mattina del 9 settembre si ritrovarono all’improvviso alleati con coloro che sino al giorno prima erano stati nemici. Il problema nasce dal fatto che il governo militare Badoglio, in sostanza, aveva siglato l’armistizio con gli Alleati senza aver prima ricusato il Patto d’Acciaio siglato il 22 maggio 1939 tra Italia e Germania. Le forze armate tedesche presenti sul territorio italiano divennero pertanto automaticamente forze di occupazione. Dopo l’8 settembre tutta la popolazione italiana senza distinzione di credo politico e condizione sociale pagò un prezzo altissimo. Nei territori della Repubblica Sociale, in particolare, iniziò una durissima guerra partigiana contro i nazi-fascisti che a loro volta reagirono con feroci rappresaglie nei confronti dei civili i quali, come se non bastasse, subivano anche i violenti bombardamenti terroristici aerei diurni e notturni degli Alleati che avanzando verso Nord colpivano sia obiettivi militari che inevitabilmente città e paesi. Nel Dizionario si prende in esame anche l’arco di tempo (quarantacinque giorni) compreso tra la seduta del Gran Consiglio del Fascismo tenutasi tra il 24 ed il 25 luglio 1943, nel corso della quale Mussolini fu esautorato, e la proclamazione dell’armistizio. Un periodo confuso: Vittorio Emanuele III nel pomeriggio del 25 luglio fece arrestare Mussolini, assunse il comando delle Forze Armate ed affidò il governo al Maresciallo Badoglio. In quel momento, con 31 divisioni dell’Esercito fuori dal territorio nazionale, il governo avviò con fare incerto contatti segreti con gli Alleati per uscire dalla guerra pur continuando formalmente a professare la propria lealtà all’alleato germanico. L’8 settembre fu dunque una data spartiacque tra un periodo ormai concluso ed un dopo, ovvero l’inizio della Guerra di Liberazione chiamata dagli Alleati Campagna d’Italia. Una guerra combattuta da tutto il popolo italiano su cinque Fronti (e qui mi ricollego alla struttura del dizionario):                                                                                                    Primo Fronte, dell’Italia libera, a Sud, liberata dagli Alleati i quali consentirono al Governo del Re d’Italia, riconosciuto sia dagli Alleati che dall’Unione Sovietica, di esercitare seppure con pesanti limitazioni le proprie prerogative. Nell’Italia libera furono gettate le basi delle nuove Forze Armate. L’Esercito contribuì alla Guerra di Liberazione inizialmente con il I Raggruppamento Motorizzato che combatté a Monte Lungo (8 dicembre 1943) successivamente con il Corpo Italiano di Liberazione  (C.I.L.) che si distinse a Filottrano, nelle Marche (8 luglio 1944) ed infine con i Gruppi di Combattimento che parteciparono all’offensiva finale contribuendo a liberare gran parte delle città del nord Italia.                                                                                      La Regia Aeronautica riordinò le proprie unità, ricostruì le basi nei territori liberi e recuperò il materiale abbandonato in Africa settentrionale. Dopo la dichiarazione di guerra alla Germania costituì l’Unità Aerea, alle dipendenze del Comando delle Forze Aeree Alleate, responsabile dell’impiego, dell’addestramento, della disciplina e del funzionamento dei servizi amministrativi e tecnici di tre Raggruppamenti di specialità: Caccia, Bombardamento – Trasporti e Idrovolanti. Il comando Alleato la impiegò nei Balcani, inserendola negli organici della Balkan Air Force. L’Unità Aerea operò, senza soluzione di continuità, fino al mese di maggio del 1945.                                                                                                                                                                 La Marina, da parte sua, affrontò e gestì una situazione difficilissima. Solo in Puglia, ove intanto aveva insediato il proprio Comando, poche unità all’ancora nei porti di Taranto e Brindisi rimasero sotto il controllo italiano. Il 14 settembre 1943 mentre due torpediniere salpavano da Brindisi per portare aiuti a Corfù arrivavano provenienti da Venezia e dall’Istria gli allievi della Regia Accademia Navale. Pochi giorni dopo, il 23 settembre 1943, fu siglato l’Accordo di Cooperazione Navale tra il Comandante in Capo delle flotte alleate nel Mediterraneo, Ammiraglio Cunningham, ed il Capo di Stato Maggiore della Marina. Il documento siglato prevedeva, tra l’altro, che tutte le unità navali potessero rientrare nelle basi nazionali, ad eccezione delle corazzate.                                                                                                                                                   Il contributo alla Guerra di Liberazione da parte delle Forze Armate dell’Italia libera fu dato anche dagli oltre 200 mila uomini impiegati nelle Divisioni Ausiliarie per attività di carattere logistico, spesso a ridosso della prima linea, non meno importanti ed indispensabili di quelle combattenti;                                                  Secondo Fronte, dell’Italia occupata dai tedeschi. Qui il fronte fu clandestino e la lotta politica condotta dal Corpo Volontari della Libertà, composto dai rappresentanti di tutti i partiti antifascisti, riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) costituito a Roma il 9 settembre 1943. Successivamente furono formati CLN  locali nelle varie città del nord Italia per dare impulso e direzione politica alla Resistenza. Fu il grande movimento partigiano del nord Italia all’interno della Repubblica Sociale Italiana;                                          Terzo Fronte, della Resistenza dei militari italiani all’estero, un fronte questo non conosciuto, dimenticato. È la lotta contro i tedeschi dei soldati italiani inseritesi nelle formazioni partigiane locali in Jugoslavia, Grecia ed Albania;                                                                                                                                                                   Quarto Fronte, della Resistenza degli Internati Militari Italiani, oltre 600 mila uomini che pur andando incontro consapevolmente a privazioni ed umiliazioni si rifiutarono decisamente di aderire alla Repubblica Sociale Italiana;                                                                                                                                                         Quinto Fronte, della Prigionia Militare Italiana. I prigionieri italiani in mano alleata all’annuncio dell’armistizio dovettero, come tutti, fare delle scelte. La stragrande maggioranza decise di cooperare con gli ex-nemici; quelli in mano agli angloamericani furono organizzati in Italian Service Units (ISU), compagnie di 150 uomini addetti a particolari lavori di carattere logistico. Negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna furono impiegati negli arsenali o nelle basi militari; in Australia, invece, furono impiegati per costruire strade, linee ferroviarie oppure in grandi fattorie, comunque in lavori non strettamente legati ad attività belliche.           Nel Dizionario, inoltre, non si dimentica di evidenziare il ruolo particolare avuto dalla Puglia, Regione d’Italia che per sei mesi, dal 10 settembre 1943 data di arrivo del Re all’11 febbraio 1944 data in cui la corte si trasferì a Salerno in attesa della liberazione di Roma avvenuta il 4 giugno 1944 (ben 134 giorni dopo lo sbarco di Anzio), costituì il fulcro del Regno del Sud con Brindisi come capitale. È da Brindisi infatti, che il governo Badoglio, il 13 ottobre 1943, trentacinque giorni dopo l’annuncio dell’Armistizio dichiara guerra alla Germania. A partire da questa data, l’Italia assume la posizione di “cobelligerante” ovvero non è più considerata nemica degli angloamericani ma neanche alleata nel senso stretto del termine.                                Uno spazio non secondario, infine, viene riservato al ruolo delle donne negli avvenimenti bellici dal settembre 1943 all’aprile 1945, a quelle donne che hanno partecipato attivamente alla Guerra di Liberazione ricoprendo vari ruoli sia logistici che combattenti ed alle donne della Repubblica Sociale Italiana impiegate nel Servizio Ausiliario Femminile con compiti logistici.                                                                                             Possiamo affermare, quindi, che ognuno partecipò alla Guerra di Liberazione nei modi e nelle forme più disparati. Se non si comprendesse questo  sarebbe difficile parlare di un argomento così complesso e delicato. Per questo motivo ci siamo avviati alla stesura del Dizionario con l’intento di dare un supporto didattico allo studio ed alla conoscenza di un periodo storico complesso ma fondamentale per comprendere l’origine delle nostre odierne Istituzioni ed in ultima analisi della nostra Democrazia.