Il blog è attivato per i componenti la Sezione Studenti e Cultori della Materia per un immediato contatto delle iniziative in corso e per resoconti delle stesse, al fine di avere materiali di base per ulteriori iniziative e ricerche. Contatti e informazioni: direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Cerca nel blog
sabato 30 aprile 2022
Pistoia 6 maggio 2022. Convegno. Lo spirito del 1945
Massimo Coltrinari: "La mancata Norimberga italiana". La Relazione per sintesi sarà pubblicata su questo blog.
mercoledì 20 aprile 2022
Un nuovo convegno. Impostazione
COMUNICATO
Oggetto: Convegno di
Studi e Ricerca In occasione della Giornata
Tema: La Giornata del Decorato ed il Valore
Militare. Verso nuove forme di comunicazione e partecipazione
Come noto nel programma, illustrato al Convegno del 16
ottobre 2021, per la data anniversaria della fondazione dell’Istituto del
Nastro Azzurro fra combattenti decorati al Valore Militare, il CESVAM – Centro
Studi sul Valore Militare, ha dato l’avvio alla realizzazione di un programma
volto a contribuire alla realizzazione dei fini statutari e a contribuire a “costruire” memoria su basi accademico-scientifiche come
retaggio per le generazioni future.
Fra queste iniziative è annoverata, oltre alle altre già
realizzate, anche quella in oggetto, che si terrà a Roma, Sala Grande della Presidenza Nazionale il 21 maggio 2022
(ore 09,00 – 17,00). Il Convegno è
su invito della Direzione del CESVAM, sentita e con l’assenso della Presidenza
Nazionale
Nel programma del convegno, è prevista la illustrazione di
una serie di relazioni ed una tavola rotonda. Il tema della tavola rotonda,
presieduta dal Direttore del CESVAM vuole approfondisce l’argomento già avviato
dal precedente convegno del 26 marzo 2022 in tema di comunicazione. Si è
constatato che la stragrande maggioranza dei soci dell’Istituto è in parte refrattaria
in genere ad ogni forma di sollecitazione comunicativa (es. le circolari della
Presidenza Nazionale) per diverse ragioni. Da qui la scelta di andare oltre i
soci e cercare di arrivare a nuove platee di soggetti, attraverso forme
informatico-comunicative, già sperimentate da alcuni soci CESVAM che hanno
avuto successo. Tali forme saranno illustrate dal Dott. Giovanni Cecini nel
corso della tavola rotonda. Seguirà poi il dibattito e si trarranno le
conclusioni che si spera si tramuteranno
in lineamenti esecutivi
Il programma dettagliato è pubblicato su www.valoremilitare.blogspot.com, sul sito del Nastro Azzurro (www.istituodelnastroazzurro.org, e su www.cesvam.org in data 10
maggio 2022
Email di Contatto: ricerca.cesvam@istituonastroazzurro.org
Nel ringraziare per l’attenzione
prestataci, si prega voler gradire i più cordiali saluti.
La Direzione del CESVAM
mercoledì 6 aprile 2022
Rivista QUADERNI, Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3 20° della Rivista, CESVAM REPORT Settembre 2019 Agosto 2021
SOMMARIO
Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,
20° della Rivista “Quaderni”
www.istitutodelnastroazzurro.it
centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
www.cesvam.org
CESVAM
REPORT. SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021
1.
INTRODUZIONE
La necessità di un Report.
2.
STRUTTURA
DEL CESVAM
a.
Istituto
del Nastro Azzurro Ente Morale
Statuto;
Regolamento
b.
Lo
Statuto del CESVAM
c.
Il
Regolamento del CESVAM
d.
Il
Verbale costitutivo del CESVAM del
Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro
3.
ATTIVITA’
DEL CESVAM
Editoria
a.
La
Emeroteca del CESVAM
b.
L’Archivio-Biblioteca
del CESVAM
c.
I
Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione
Ricerca
d.
Le
attività in essere.
e.
La
Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”
f.
I
“Quaderni On Line”
g.
I
Blog di carattere storico, estensione di ricerca
h.
I
Blog di carattere geografico, estensione di ricerca
i.
I
Blog di carattere associativo e divulgativo
j.
I
CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni
k.
I
Libri della Collana del Nastro Azzurro”
Didattica
l.
L’Attività
didattica per Master di 1° e 2° Livello
m. L’Attività
didattica per Corsi di Formazione
Divulgazione
n.
Il
Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione
o.
La
Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi
p.
I
Convegni e le Conferenze
q.
Gli
“Incontri con l’Autore”
r. Collaborazione con
Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto
4.
CONCLUSIONE
.
Lineamenti per il futuro
5.
IL
PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO
Nota redazionale:
Questo numero della Rivista
“QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la
tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in
cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo
spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel
Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la
Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3°
della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva
attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con
l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un
ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del
Report per il quinquennio settembre 2014 – agosto 2019, mantenendo la stessa
articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si
vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi
ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni
futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.
Il Direttore della Rivista
(massimo
coltrinari)
I di Copertina: Lo stemma del CESVAM
Il presente
numero è stato chiuso in tipografia il 30 agosto 2021
giovedì 31 marzo 2022
Pietro Vaenti. Partigiano Combattente in Albania. Il Ricordo
Ricordare Pietro, a dieci anni dalla scomparsa significa
riflettere su un segmento della nostra storia, la resistenza dei militari
italiani all’estero, e più in generale le scelte di politica estera e
socio-economiche del nostro paese del tempo. Significa constatare che a 75 anni
di distanza quanto successo nel 1943 e negli anni successivi è stato
volutamente ignorato e, per precisa volontà, non incide nelle scelte attuali.
Trovarsi come tutti i soldati italiani, ed in particolare
quelli stanziati fuori del territorio nazionale abbandonati a se stessi, senza
più nessun alleato e nessun amico, circondati da popolazione civile ostile e
nemici feriti nell’orgoglio e pronti a sfogare in modo crudele il loro
risentimento di alleati traditi, è una situazione che metaforicamente in questi
ultimi mesi si è riproposta al popolo italiano più di una volta.
La massima espressione democratica quale è la elezione del
Capo dello Stato, si è risolta in un compromesso funzionale, quasi una scelta
obbligata, in virtù della inconsistenza di una classe politica di trovare le
soluzioni democratiche e funzionali all’interesse della nazione. L’unico
candidato alla Presidenza che si è espresso è stato un personaggio che da anni
imperversa sulla scena politica nazionale, amico di colui che oggi devasta un
paese europeo in modo violento, che frantuma ogni cardine della nostra
tradizione della famiglia, cadine della nostra società, proponendoci un matrimonio-non
matrimonio e che ha sempre dimostrato di anteporre i suoi interessi a quelli
della collettività. Vi sono larghi strati della politica che da quando sono
stati eletti al parlamento e rappresentano il partito di maggioranza relativa
dall’inizio del loro mandato hanno cambiato posizione ed atteggiamento ad ogni
annuncio di stagione (basti pensare alla campagna per uscire dall’euro); altri
ancora, con l’etichetta di “sovranismo” combattono l’Europa in ogni maniera,
per creare un regionalismo le cui prospettive sono solo fame e miseria. Infine
il revival contro cui Pietro di è battuto, il ritorno dell’uomo della
Provvidenza, che al termine di venti anni di governo, oggi indicati come
eccellenti, fu detronizzato dai suoi stessi luogotenenti, poi definiti traditori
da chi si era messo al servizio del tedesco invasore sognando un “ritorno
all’origini” senza riflette che quel ritorno stava portando ancora lutti,
divisioni, macerie e fame. Infine la classe politica ha dimostrato ancora una
volta il suo fallimento, per una parte della quale la vita umana non ha valore
con la richiesta di allentamento o cancellazione di norme anticovid, fallimento
prima morale e poi materiale nel momento in cui si è dovuto chiamare un
generale per combattere e ridurre la minaccia di questa infezione, con lo
strascico di coloro, autodefinitesi NOVAX, cioè candidati potenziali senza
difese per il suicido scelto e voluto, non solo per loro ma anche per altri.
A dieci anni dalla morte di Pietro possiamo anche avanzare la
domanda, (in sua presenza non avremmo mai formulata): a che cosa è servita la
Resistenza, la lotta del popolo italiano per non avere più guerre, fame,
tragedie, violenze e un vivere quotidiano sereno, prospero ed un futuro
accettale?
Chi scrive è il figlio
della generazione che fece la Resistenza e deve ai tantissimi Pietro una vita,
guardandosi indietro, degna di nota, una vita che i miei figli invidiano. “Tu
avevi la certezza di…, tu hai la certezza della pensione…, tu hai avuto una
scuola che prima educava e poi istruiva…, tu sul posto di lavoro avevi diritti,
tu avevi sindacati che erano sindacati.., non venduti… tu come generazione
avevi un futuro…” Tutte cose che si sono realizzate. In pratica l’Italia degli anni del secondo
dopoguerra che un altro socialista ha iniziato a distruggere. Oggi i nostri
giovani hanno un quadro di prospettiva diverso.
Dopo una pandemia devastante, oggi viviamo con la paura della
guerra, che pensavamo fosse stata bandita dall’Europa. Il dramma dell’invasione
che nel 1939 subì la Polonia, nel 1940 La Danimarca e la Norvegia, il Belgio e
la Francia, poi nel 1941, la Russia, La Jugoslavia La Grecia, oggi lo rivediamo
in Ucraina. Stesse modalità, stessa propaganda, stessi eroismi, stesse
menzogne, stessi fiancheggiatori, un revival su vasta scala che ci terrorizza.
Ricordando Pietro, certamente a lui non farebbe piacere
sapere che anche i suoi nipoti si potrebbero trovare nelle stesse sue
condizioni del settembre 1943: dover scegliere tra essere internato o salire in
montagna o essere alla mercè di un nemico spietato.
Tutto quanto sopra porta ad una conclusione che potrebbe
essere un punto di riferimento delle nostre scelte future. Ruggero Zangrandi
nella dedica ad un suo volume sulla ricostruzione della crisi armistiziale
scrive:
“…Dedico questo lavoro
a mia figlia Gabriella ed ai giovani della sua età Nella fiducia che una conoscenza non
convenzionale di quel che accadde in Italia intorno all’8 settembre 1943
concorra a far loro imparare prima il male che possono arrecare a un Paese le
cattive azioni di capi vili e quanto poco il sacrifico di migliaia di uomini
semplici riesca poi a porvi rimedio”
Per me, questa è la grande eredità di Pietro, e l’ammirazione
e la stima nate fin dal primo momento che ci siamo incontrati si sono
consolidate al confronto con il tempo e con le sfide che la vita ha posto. Un
ricordo indelebile, attivo e sempre fonte di orientamento. Pietro è ancora con
noi.
domenica 20 marzo 2022
Viaggio in Ucraina. Giugno 2011
A capo della delegazione del viaggio di istruzione, si organizzò questo viaggio con lo scopo di conoscere i vari aspetti della realtà Ucraina con visite sia a Kiev sia in Crimea sia a Sebastopoli sia sul campo di battaglia del 1855 in particolare sulla Cernaia ove si depose un fiore sul monumento ai Caduti sardi di quella spedizione. Si riporta l'indice e la premessa del volume, e la prefazione che si fece a suo tempo, significando che vi è un refuso: i paesi del mondo non erano al tempo 180 ma 190. (mc)
giovedì 10 marzo 2022
lunedì 28 febbraio 2022
2011. Viaggio in Ucraina. Visita a Balaclava. Il Museo della Base dei Sommergibili atomici sovietici
La cittadina di
Balaklava
A
I
sovietici non sono stati i primi a utilizzare a fini strategico-militari la
baia di Balaklava, la cui posizione riparata la rende praticamente invisibile
dal mare aperto. Cominciarono probabilmente i pirati tauri dei quali scrisse
2500 anni fa Erodoto, seguiti dai greci, dai romani e nel Medioevo dai
bizantini e dai mercanti genovesi. Ancora oggi, la presenza italiana è
testimoniata dalle suggestive rovine della Fortezza di Cembalo, eretta nel 1357.
La
baia fu impiegata inoltre dai Greci e dai Romani come roccaforte e luogo di
culto come testimoniano le rovine dell'antico tempio di Giove. Inoltre, la
prima base navale russa in Crimea era situata proprio nella baia di Balaklava
durante la quinta guerra russo-turca (1768 – 1774). Infine, con la sua
particolare forma circondata da colline, la baia è il luogo ideale per
nascondere una base di sottomarini.
Dopo
In
particolare, Stalin diede al suo funzionario Lavrentij Pavlovic Beria (che in
quel momento era responsabile del "progetto nucleare"), una direttiva
segreta: trovare un luogo ideale dove costruire una base di sottomarini per un
eventuale attacco nucleare di rappresaglia. Dopo diversi anni di ricerche la
scelta, tutt’altro che casuale, cadde sulla tranquilla Balaklava. In effetti lo
stretto canale della baia (200-400 mt) proteggeva la futura
Veduta aerea della baia
installazione,
sia dalle intemperie che da occhi indiscreti, da qualsiasi angolazione.
Il
progetto fu affidato all’Istituto di Design “Granit” di Leningrado. Tale
progetto, denominato Object 825 GTS, aveva come obiettivo la costruzione di una
struttura sotterranea segreta per il ricovero di sommergibili convenzionali e
nucleari, di piccola e media grandezza, appartenenti ai progetti A615, 613,
613V, 633, 633RV e 644 dell' ex Unione Sovietica.
La
base iniziò la sua attività di riparo e manutenzione di sottomarini nel 1961.
Costruita scavando nelle colline di Balaklava e rinforzandola con
La
costruzione di Object 825 GTS durò quattro anni, dal 1957 al 1961 e fu affidata
ad uno speciale reparto di costruzione chiamato reparto 528. I migliori tecnici
e ingegneri militari furono affiancati da esperti nelle costruzioni di
metropolitane con l’obiettivo di realizzare, nelle viscere del monte Tavros,
una rete di tunnel e ambienti sotterranei in grado di consentire una normale
attività lavorativa per almeno 30 giorni a una comunità fino a 3 mila persone.
Bisognava quindi costruire sottoterra – ed era questa la cosa forse più
difficile – un canale d’acqua di oltre mezzo km per il passaggio e l’attracco
dei sommergibili, cose che avvenivano solo di notte.
Per
assicurarne la segretezza gli scavi venivano effettuati durante la notte, e la
roccia estratta, trasportata per mezzo di una chiatta, veniva gettata in mare
aperto. In totale vennero estratti
Il
tunnel centrale ha una lunghezza totale di circa
La
base era teoricamente in grado di resistere ad un attacco nucleare diretto con
una potenza di 100 kilotoni (categoria 1 di stabilità), grazie a spesse porte
stagne (ognuna del peso di 120-150 tonnellate) che avrebbero chiuso l'intero
impianto e consentito la sopravvivenza a 3000 persone, pari al numero degli
abitanti di Balaklava e del personale della base, per circa 3 anni! La
temperatura interna era mantenuta costantemente a
Il
tunnel è situato all’interno del monte Tavros. L'ingresso e l’uscita (Figura
3), situati in due luoghi diversi, erano
equipaggiati con dispositivi di camuffamento e reti mimetiche in modo da
nasconderli completamente alla vista. I movimenti di materiale all’esterno
venivano fatti tenendo conto della posizione dei satelliti spia dei potenziali
nemici.
Mappa schematica delle strutture sotterranee
con l'itinerario dei punti visitabili (2010)
Alla
base lavoravano circa 200 addetti per il porto destinato ai sottomarini e per i
sistemi interni. Altre 50 persone avevano il compito di effettuare la
manutenzione delle riserve d'acqua, dei sistemi vitali e delle cisterne di
propellente per i sommergibili, che erano contenitori verticali in grado di
immagazzinare oltre 4.000 tonnellate di derivati del petrolio.
La
cittadina di Balaklava ruotava interamente attorno all'attività della base
navale. Quasi l’intera popolazione lavorava infatti alla base. Era inoltre
estremamente difficile per uno straniero introdursi nella città, o visitare la
base senza attraversare lunghe ed estenuanti serie di controlli e processi di
identificazione. Anche i membri delle famiglie locali e degli operai della base
erano passati ai raggi X in ogni loro movimento.
Dal
1991 le attività della base proseguirono parzialmente per altri due anni,
quando nel 1993 iniziò il processo di ritiro dei mezzi e delle testate nucleari
dell'ex Unione Sovietica dall'Ucraina e terminò nel 1996, anno in cui l'ultimo
sommergibile sovietico lasciò l'Ucraina.
Nel
1996 il complesso fu assegnato alla custodia delle locali autorità. Tutte le
attrezzature per la produzione (costituite da costosi macchinari ed
equipaggiamenti costruiti con metalli preziosi) furono quindi poste sotto una
incurante direzione che lasciò il luogo in uno stato di abbandono permettendo
così il trafugamento di molti oggetti.
Il
30 dicembre 2002, su ordine del Segretario di Stato del Ministero della Difesa
ucraino, la base è diventata un museo, filiale del Museo Centrale delle Forze
Armate dell’Ucraina, accessibile a
chiunque e noto con il nome di “Museo Navale di Balaklava” o “Museo della
Guerra Fredda” (come lo chiamano i locali). La cerimonia di apertura si tenne
il 1 giugno 2003. E’ possibile visitare il canale, i cunicoli, i corridoi, le
banchine per le riparazioni dei sottomarini, gli ambienti di lavoro, le
ciclopiche porte e l'arsenale, dove venivano conservati i siluri e le testate
nucleari. Sulle pareti si legge ancora ben chiaro in russo “Non dire tutto
quello che sai, ma sappi sempre quello che dici”, il motto che era alla base
della massima segretezza della base di Balaklava. Al momento è uno dei più
importanti impianti militari declassificati sul territorio dell'ex URSS.
L’intero
complesso sotterraneo rappresenta, forse, un monumento storico unico dell’arte
ingegneristica della Guerra Fredda. Per oltre trent’anni (dal 1957 al 1990),
nessuno ha nutrito il benché minimo sospetto dell’esistenza dei tunnel segreti
dell’ Object 825 GTS, che ufficialmente era conosciuto come la centrale
telefonica urbana.
domenica 20 febbraio 2022
A dieci anni dalla morte di Pietro Vaenti
Pro-memoria “monografico”
Martedì 29 Marzo 2022 - ore 15,30
Salone di Palazzo Ghini
Corso Gastone Sozzi, 39 – CESENA
Ricordo di Pietro Vaenti
Il partigiano Petri e le vicende della Resistenza Italiana all’Estero, la fondazione dell’Istituto Storico “V.E.Giuntella”, l’amante dell’arte e della storia.
Nel decennale della scomparsa (2011 – 2021)
Brevi interventi e ricordi di:
Daniele Vaienti Roberta Ravaioli
Claudio Riva Gianfranco “Miro” Gori
Maurizio Balestra Orlando Piraccini
Massimo Coltrinari e altri
“Quando l'Umanità avrà ritrovato buonsenso ed equilibrio, potrà riprendere il suo cammino solo se potrà conoscere in quali disastri venne precipitata dalla assurda prepotenza di troppi potenti e dagli eccessi delle diverse ideologie.”
“Non chiediamo vendette ma il riconoscimento che nella disgraziatissima situazione nella quale ci hanno infilato gli errori anche internazionali , noi abbiamo fatto tutto il possibile. Forza e coraggio!”
Paola Del Din Carnielli
(Medaglia d’Oro al Valor Militare, già Presidente FIVL)
In occasione dell’invio del libro, dedicato a Pietro Vaenti (febbraio 2014)
“Il Gran Rifiuto. Storia e storie degli Internati Militari Italiani dopo l’8 settembre 1943”
giovedì 10 febbraio 2022
Una Testimonianza di Edorardo landi 1925
L’ ONORE DI UN SOLDATO
ITALIANO NELLA GRANDE GUERRA
Sergio Benedetto Sabetta
I venti di guerra che in questi giorni soffiano violentemente
sull’Europa, nel richiamare le problematiche dell’U.E. in termini di
compattezza diplomatico-militare e di mancata differenziazione nelle forniture
energetiche, mette alla prova l’Italia sul piano internazionale, indipendentemente dalle rassicuranti
dichiarazioni ufficiali.
Non si prova
solo il peso specifico di ciascuna Nazione all’interno dell’Europa e della
NATO, ma anche la sua unione morale.
A questo
riguardo è interessante ricordare un episodio del tutto minore, anonimo e non
cruento avvenuto sul fronte francese durante la Grande Guerra, tra un generale
francese della Legione e un umile fantaccino italiano, modesto caporale ed ex
legionario di nome Edoardo Landi, nonché dell’orgoglio con cui evidenziò la
necessità del rispetto reciproco tra Alleati.
Il fatto
ricordato è riportato sul taccuino personale dello stesso, diario ritrovato
casualmente su una bancarella in un mercatino in cui si legge la difficile vita
giornaliera del Landi, tra conti in rosso riportati e considerazioni personali
sulle vicissitudini della vita.
“Il 13 maggio moriva a Parigi in età di 59
anni il generale Carlo Mangin.
Volle il Destino che, durante la mia lunga permanenza
nella Legione Straniera Francese (1898-1912) io avessi occasione di vederlo,
nel 1911 a Oudjda (Marocco). Egli era allora tenente colonnello e comandava un
battaglione d’infanteria leggera d’Africa, i famosi zephirs; recentemente
soppressi, e partecipò con le sue truppe alle operazioni che sotto il comando
del generale Lejantaj, dovevano purgare dai ribelli (!) il vasto territorio
dalla Molouja a Zara.
Ma un’altra occasione io ebbi di vedere il generale
Mangin e questa volta parlargli. Egli era allora comandante della X^ armata
(nel 1918, durante la guerra europea) composta esclusivamente (meno poche
unità) di truppe coloniali: arabi, tonchinesi, malgasci, senegalesi, di cui
Mangin versava negli assalti il sangue senza risparmio, a torrenti, tanto da
guadagnarsi il soprannome di boucher (macellaio).
Nel luglio 1918 io mi trovavo con una squadra di
territoriali italiani, a lavorare ad un impianto di fili telegrafici presso al
Quartiere Generale della Decima armata francese a Belleu. A un tratto, una
automobile passa: si ferma davanti a noi, ne scende il generale Mangin, che con
la sua abituale familiarità che lo faceva amare dai soldati che egli conduceva
al macello, mi domanda a bruciapelo (in francese)
-
Che fate qui?
-
Generale, ripariamo i fili
telefonici.
-
Voi parlate bene il francese!
-
Sì, generale, poiché ho avuto l’onore
di servire per 14 anni nella gloriosa Legione Straniera.
-
Ah! Sì, e siete voi contento, adesso,
di stare in Francia?
Volli tirargli una botta che somigliasse ad un complimento, poiché troppi
ricordi amari erano in me e risposi:
-
Generale, io sono così contento
adesso di stare in Francia, come i soldati Francesi sono contenti di stare in
Italia.
Egli aggrottò le folte sopracciglia nerissime e un lampo passò sui occhi
grifani; ma fu un attimo, e con un gesto largo e grandioso tirò fuori una
moneta d’oro da venti franchi, e me la mise in mano, dicendomi con accento che
mi giunse al cuore:
-
Ben detto, caporale. Ecco questo per
bere un bicchiere di vino alla salute della gloriosa e vecchia Legione.
( Dal diario del legionario di Edoardo
Landi, 1925).
lunedì 31 gennaio 2022
giovedì 20 gennaio 2022
In merito alla elezione del Presidente della Repubblica. Alla ricerca di politici di cui non vergognarsi.
QUANDO LE ULTIME TRUPPE DELL’ESERCITO DI
Filippo IV
lasciarono Calais alla città non rimase altra scelta se non di consegnare le
proprie chiavi, nella speranza che le vite dei suoi abitanti venissero
risparmiate quale riconoscimento dell’eroismo mostrato nell’assedio. Ma
l’Inghilterra, desiderosa di ricompensare le ore trascorse in quella campagna
bellica e le vite dei suoi uomini, non aveva intenzione di rinunciare a quel
tributo di sangue. Sebbene alcuni dei suoi cercassero di convincerlo ad
accettare la capitolazione, Edoardo III pose la condizione che la sottomissione
della città venisse pagata con il sacrificio di sei notabili. Quando il sindaco
di Calais radunò la popolazione per comunicare i termini richiesti per
l’accordo, i cittadini piansero e si rinchiusero in un silenzio disperato. A
quel punto uno dei patrizi più ricchi, Eustache de Saint-Pierre si alzò e si
disse pronto ad andare. Dopo di lui fecero altrettanto altri cinque uomini
illustri, completando così quel corteo di morte che, in cambio delle chiavi
della disfatta, avrebbe portato lo strumento della salvezza. A ricordare quella
giornata del 1347 , illustrata dall’eroismo di sei persone, alle quali, pur di
ottenere il perdono regale al resto dei concittadini non importò di rinunciare
alle proprie vite ed ai propri interessi, c’è una, monumentale scultura in
bronzo di Auguste Rodin così espressiva che si dirette modellata a mani nude
mentre ancora era incandescente. Che epoca buia quel Medioevo che ha dato tanto
personaggi degni di un piedistallo!
Quando oggi ci accostiamo a racconti di questo tipo, ci si presentano molte prospettive. Certamente una delle prime reazioni è un sentimento di ammirazione e di nostalgia. Ma come mai proviamo simili sentimenti di fronte ad un episodio triste segnato dal pericolo e dalla guerra?
Forse abbiamo nostalgia dell’onore, del valore, del sacrificio fatto.
Non è improbabile che sorga in noi la domanda: quanti dei nostri leader sarebbero capaci di questo gesto eroico? Quanti dopo aver visto tanti scandali avranno compreso che i loro privilegi non sono stati concepiti per proteggerli, ma per indurli a prodigarsi per gli altri?
lunedì 10 gennaio 2022
Uniformologia. Scienza ausiliaria della Storia
venerdì 31 dicembre 2021
sabato 25 dicembre 2021
martedì 21 dicembre 2021
mercoledì 15 dicembre 2021
mercoledì 8 dicembre 2021
sabato 4 dicembre 2021
martedì 30 novembre 2021
Una ricerca che ha avuto un riconoscimento
Maria Luisa Suprani Quersoli, nel Master di 1° Liv in Storia Militare, aveva proposto la tesi finale sul generale Luigi Capello. sulla scia di quanto precedente ricercato sulla figura di Francesco Baracca. Inizialmente nutrivo qualche perplessità di questo tema in quanto la figura del Generale Capello è molto controversa e su di lui si sono affastellati molti giudizio negativi, anche per mascherare colpe non sue ma di altri in merito al ripiegamento dall'Isonzo al Piave nel 1917. Poi nel corso della preparazione sono emersi interessanti document su questa figura, non ultimo un saggio di Renzo de Felice su un opera scritta da Capello prima della pubblicazione degli Atti della Commissione su fatti di Caporetto, pubblicazione quanto mai fuorviante che ancora oggi ammorba i fatti dell'ottobre 1917. Si è quindi arrivati ad una tesi quanto mai soddisfacente che poi opportunamente elaborata ha dato vita ad un altra pubblicazione. Questa ha trovato favorevole accoglimento ed è stata premiata.
A Maria Luisa Suporani Querzoli i miei più cordiali complimenti per questo successo. Massimo Coltrinari
Tralerighe storia:
assegnati i premi della seconda edizione del premio dedicato alle opere inedite di storia contemporanea, storia militare, memorialistica, diari
La seconda edizione del Premio Tralerighe storia è stata assegnata a sei saggi che hanno avvolto e coinvolto la la giuria presieduta da Andrea Giannasi. Dopo la prima e difficile selezione erano passati alla seconda lettura otto libri e alla fine si è deciso, come già avvenuto nella prima edizione, di concedere il primo premio a diversi manoscritti.
“Tanti i temi presentati – ha ricordato Andrea Giannasi - e non è stata facile la lettura e la valutazione dei manoscritti. Moltissime le opere presentate e alla fine crediamo di aver premiato delle eccellenze. I lavori affrontano argomenti tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, le stragi naziste e fasciste (in ambiti differenti) e poi elaborati che ruotano intorno ai diritti e al tema della violenza sessuale”.
Si aggiudicano il premio Vieni che ne vedrai delle belle di Silvio Olivero, un attento lavoro intorno alla strage della divisione Acqui a Cefalonia.
Il saggio La violenza sessuale nella seconda metà del Novecento: casi a confronto e dibattito femminista di Serena Terziani.
Il preciso lavoro dal titolo Le stragi naziste e fasciste di Cervarolo e della Bettola (Reggio Emilia): 1944 di Anna Lombardi.
La ricostruzione della figura di uno dei più importanti comandanti italiani durante la Prima guerra mondiale: Il generale Luigi Capello nella Grande Guerra di Maria Luisa Suprani Querzoli
Un interessantissimo e inedito in Italia lavoro di ricerca dal titolo Ebrei e neri negli Stati Uniti negli anni Cinquanta e Sessanta. Lotte comuni e divergenze di Lisa Ridolfi. Infine una ricerca dal titolo L'arma che inganna di Fabio Montella, il lavoro verte sulla mimetizzazione arte militare nata durante la Grande guerra.
Tutti i libri premiati riceveranno un contratto di pubblicazione con Tralerighe libri editore specializzato in storia del Novecento.
La cerimonia di premiazione – salvo diverse indicazioni legate all’emergenza dovuta al Coronavirus si terrà a Lucca fine ottobre.



.jpg)



.jpg)
.jpg)








