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martedì 31 maggio 2022

Russia Volume I " Un avventura non necessaria" . La scelta dei documenti.

 


In questo volume la documentazione proposta si apre con due documenti di carattere cronologico: uno che riporta le tappe essenziali della avanzata

tedesca in Russia, l’altro le tappe significative indicate da Hitler nel suo discorso dell’11 novembre 1941. Il 1 ottobre 1941 il comunicato tedesco ripreso da tutta la stampa sia tedesca che internazionale dava ormai per sconfitta la URSS: le perdite inflitte nei tre mesi di guerra erano tali che difficilmente uno Stato che avesse subito tali perdite sarebbe stato in grado di sopravvivere. E’ non erano esagerazioni; la parata per l’anniversario della Rivoluzione d’ottobre che si tenne sulla piazza Rossa a Mosca nel 1941 ebbe una caratteristica significativa e unica: le truppe che sfilavano non sarebbero ritornate alle proprie caserme, come normale, ma avrebbero proseguito direttamente per il fronte, I comunicati tedeschi avevano ragione così come Hitler e si attendeva solo la richiesta del Governo sovietico di trattative di resa. Peraltro nel novembre 1941 gli ordini di sgombrare Mosca erano in esecuzione. Lo stesso Governo e lo Stato Maggiore Generale erano in procinto di trasferirsi a ridosso degli Urali, con speranze di continuare la guerra con certo molto alte.

I successivi due documenti riguardano la preparazione italiana. Il primo, l’approntamento del Battaglione “Cervino” per il C.I.S.R. in cui si evince che in Russia si mandavano truppe scelte, ben equipaggiate ed addestrate. La lettera è significativa in quanto la preparazione logistica (equipaggiamenti ed altro) è ben curata e ben ponderata. Il dato corrente della scarsezza di equipaggiamento come causa della disfatta e della tragedia della ritirata permette di dire, leggendo questo documento, che le cause di detta disfatta e di detta tragedia devono essere cercate altrove. Il secondo documento è della Direzione di Sanità Militare che formula raccomandazioni al soldato italiano sul suo comportamento, soprattutto per la sua integrità fisica e sicurezza personale.

Il quinto documento è la cosiddetta “Relazione Messe”. Il 1 novembre 1942 il comandante del C.S.I.R., che aveva condotto le truppe italiane in Russia per oltre un anno raccogliendo lusinghieri risultati, superando anche un inverno in Russia con successo, rientrò a Roma per ordine di Mussolini. Fu sostituito da un generale, più anziano di lui nell’Annuario, ma opaco, di scarsa considerazione, privo di ogni esperienza di guerra sul fronte orientale. In molti rimasero sorpresi, tedeschi per primi, di questa soluzione. Messe, oltre al suo passato, aveva conquistato il cuore e le menti dei suoi soldati, e la stima ed anche l’ammirazione degli alleati, tedeschi per primi, risolvendo molti aspetti sensibili e difficili e conseguendo sul campo successi anche significativi. Aveva raggiunto una certa fama e considerazione. Questa corda era una delle più sensibili agli occhi di Mussolini (in merito la vicenda Balbo e le sue transvolate fa scuola): nessuno doveva in fama e considerare dare la purchè minima ombra a lui, Duce del fascismo. In vritù di questo assioma, che rientra in gran parte nella megalomania del personaggio, Messe fu sostituito con un generale mediocre. Tutta la sua esperienza di un anno di guerra, tutti i rapporti intessuti con gli alleati che stavano dando buoni frutti, furono gettati via in nome di una vanagloria che va anche inserita in una delle cause della disfatta e della tragedia della ritirata di Russia. Messe non esitò a scrivere e dire che l’ARMIR, se fosse stato al suo comando, non avrebbe fatto la fine che fece.

La Relazione qui riprodotta servirà, poi, di base alla pubblicazione che Giobanni Messe dedicherà alla campagna di Russia che è stata di nuovo edita nel 2005.

 

Seguono due documenti, preceduti da una nota di compiacimento per il comportamento delle truppe italiane e la relazione di un combattimento del battaglione Monte Cervino, che sono ordini operativi relativi alle operazioni del luglio 1942. Tre documenti, poi, sono dedicati alle gesta del “Savoia” Cavalleria e alla nota carica del 24 agosto 1942. I rapporti tra alleati, tra Italiani e tedeschi sono sintetizzati dal documento in cui vi sono scritte note di compiacomento da parte dell’alleato tedesco sul comportamento dell’alleato italiano. Quattro documenti di relazioni del nostro S.I.M., Servizio Informazioni Militare, sulla situazione del nemico e delle sue riserve, attestano come nel 1942 la URSS ormai aveva superato la crisi del 1941, che l’aveva portata sull’orlo del disastro e della resa. Una relazione del generale Comandante la divisione “Torino”, datata 1945, ma riferentesi al 1941 sui rapporti con la popolazione russa nella fase di avanzata precede cinque articoli di Luigi Barzini per il Corriere della Sera sull’andamento e sulle vicende del soldato italiano sul fronte orientale, una testimonianza di prima mano delle operazioni e dei combattimenti alla vigilia dell’inverno.

Sono 23 documenti, in questo volume, a cui si affiancano delle fotografie che sono state scattate da un reduce di Russia e che testimoniano in modo visivo la realtà di quel primo anno di guerra su fronte russo.


Dal volume  di Massimo Coltrinari, Le vicende dei militari italiani in Russia. Volume I " Un avventura non necessaria", Roma, Università la Sapienza - Edizione Nuova Cultura, 2022

info: ordini@nuovacultura.it

         segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

 

venerdì 20 maggio 2022

Ipotesi di ricerca per una tesi

 

Populismo Polarizzazione Postverità

Massimo Coltrinari 


Come in tutti i paesi occidentali la realtà politica italiana è caratterizzata da Tre P.: 

Il populismo, caratterizzato da due costanti: dividi ed impera e prometti anche l’impromettibile e vincerai (senza mantenere nulla; promesse che non si riusciranno a realizzare e che imporranno a qualunque prezzo, senza curarsi dei costi e di altri effetti nefasti, vds reddito di cittadinanza, distruzione del “lavoro” come valore, ecc.); 

la polarizzazione, che significa l’uso e l’abuso della discordia, del rancore, che si nutre di identità di gruppo: religione, razza, genere, regione, età, interessi economici ideologie e così via. Ed infine la terza P. 

la Postverità (a chi credere?), il punto massimo raggiunto della disinformazione e disseminazione di messaggi che creano sfiducia, intaccano il concetto d dovere. Oggi noi crediamo di sapere tutto, in realtà sappiano solo quello che è stato deciso da altri di sapere.

Le tre P indeboliscono in modo categorico la democrazia ed in particolare, la democrazia liberale ed atlantica. le istituzioni, le norme e la applicazione delle leggi (vedi il problema della Giustizia oggi in Italia), la corsa agli estremismi, al basso grado di resistenza psichica collettiva ad ogni difficoltà.[1] 

Se questo ha bisogno di conferma, basti leggere le dichiarazioni del noto populista Primo Ministro della Gran Bretagna che ha portato il suo paese fuori dell’Europa, sta provocando l’unione della Eire con l’Irlanda del Nord, la secessione della Scozia, in pratica al dissolvimento del Regno Unito; l’Ucraina deve cedere e chiedere la pace ad ogni costo per ragioni economica generali. Un altro Neville Chamberlain del 1939, ma questa volta la Gran Bretagna pesa negli affari europei, anche grazie a lui, poco.

L’Italia oggi è debole sul fronte partitico e della politica, non in grado di gestire in maniera serena le emergenze come Covid e Guerra in Ucraina e costretta a rieleggere un Presidente della Repubblica che non voleva e a chiamare un esterno a guidare il governo, in piena crisi economica (debito alle stelle e rifiuto di lavorare e dedizione al sacrifico) iperautoconsiderazione ( al resto del mondo non interessano i problemi italiani, mentre noi ci sentiamo al centro del mondo)

Sommando tutto questo e considerando che l’Italia, dall’ottocento in poi, è stata il ventre molle di una qualsiasi coalizione a cui ha partecipato, ed oggi ne da una ennesima conferma, distruggere l’Italia significa iniziare a distruggere l’Europa e quindi avere gioco facile in futuro.  Tutto questo e, insieme a i teorici della guerra ibrida, potrebbe essere materiale per una tesi di verifica e riferimento nell'ambito di Politica Militare Comparata.



[1] Moises Naim, Le vittorie populiste non  aiutano l’America Latina, in La Repubblica, 21 giugno 2022, pag. 17

martedì 10 maggio 2022

sabato 30 aprile 2022

mercoledì 20 aprile 2022

Un nuovo convegno. Impostazione

 

COMUNICATO

 

Oggetto: Convegno di Studi e Ricerca In occasione della Giornata

Tema: La Giornata del Decorato ed il Valore Militare. Verso nuove forme di comunicazione e partecipazione

 

Come noto nel programma, illustrato al Convegno del 16 ottobre 2021, per la data anniversaria della fondazione dell’Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al Valore Militare, il CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare, ha dato l’avvio alla realizzazione di un programma volto a contribuire alla realizzazione dei fini statutari e a contribuire a “costruire”  memoria su basi accademico-scientifiche come retaggio per le generazioni future.

Fra queste iniziative è annoverata, oltre alle altre già realizzate, anche quella in oggetto, che si terrà a Roma, Sala Grande della Presidenza Nazionale il 21 maggio 2022 (ore 09,00 – 17,00).  Il Convegno è su invito della Direzione del CESVAM, sentita e con l’assenso della Presidenza Nazionale

Nel programma del convegno, è prevista la illustrazione di una serie di relazioni ed una tavola rotonda. Il tema della tavola rotonda, presieduta dal Direttore del CESVAM vuole approfondisce l’argomento già avviato dal precedente convegno del 26 marzo 2022 in tema di comunicazione. Si è constatato che la stragrande maggioranza dei soci dell’Istituto è in parte refrattaria in genere ad ogni forma di sollecitazione comunicativa (es. le circolari della Presidenza Nazionale) per diverse ragioni. Da qui la scelta di andare oltre i soci e cercare di arrivare a nuove platee di soggetti, attraverso forme informatico-comunicative, già sperimentate da alcuni soci CESVAM che hanno avuto successo. Tali forme saranno illustrate dal Dott. Giovanni Cecini nel corso della tavola rotonda. Seguirà poi il dibattito e si trarranno le conclusioni che si  spera si tramuteranno in lineamenti esecutivi

Il programma dettagliato è pubblicato su www.valoremilitare.blogspot.com, sul sito del Nastro Azzurro (www.istituodelnastroazzurro.org, e su www.cesvam.org in data 10 maggio 2022

Email di Contatto: ricerca.cesvam@istituonastroazzurro.org

 Direttore del Convegno Massimo Coltrinari

Nel ringraziare per l’attenzione prestataci, si prega voler gradire i più cordiali saluti.

La Direzione del CESVAM

 

mercoledì 6 aprile 2022

Rivista QUADERNI, Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3 20° della Rivista, CESVAM REPORT Settembre 2019 Agosto 2021


SOMMARIO

Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,

20° della Rivista “Quaderni”

www.istitutodelnastroazzurro.it

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

www.cesvam.org

 

CESVAM REPORT.  SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021

 

1.      INTRODUZIONE

La necessità di un Report.

 

2.      STRUTTURA DEL CESVAM

a.       Istituto del Nastro Azzurro Ente Morale

Statuto; Regolamento

b.      Lo Statuto del CESVAM

c.       Il Regolamento del CESVAM

d.      Il Verbale  costitutivo del CESVAM del Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro

 

3.      ATTIVITA’ DEL CESVAM

Editoria

a.       La Emeroteca del CESVAM

b.      L’Archivio-Biblioteca del CESVAM

c.       I Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione

Ricerca

d.      Le attività in essere.

e.       La Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”

f.        I “Quaderni On Line”

g.      I Blog di carattere storico, estensione di ricerca

h.      I Blog di carattere geografico, estensione di ricerca

i.        I Blog di carattere associativo e divulgativo

j.        I CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni

k.      I Libri della Collana del Nastro Azzurro”

Didattica

l.        L’Attività didattica per Master di 1° e 2° Livello

m.    L’Attività didattica per Corsi di Formazione

Divulgazione

n.      Il Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione

o.      La Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi

p.      I Convegni e le Conferenze

q.      Gli “Incontri con l’Autore”

r.       Collaborazione con Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto

 

4.      CONCLUSIONE

. Lineamenti per il futuro

5.      IL PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO

 

Nota redazionale:

Questo numero della Rivista “QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3° della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del Report per il quinquennio settembre 2014 – agosto 2019, mantenendo la stessa articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.

Il Direttore della Rivista

(massimo coltrinari)

 

 

I di Copertina: Lo stemma del CESVAM

 

Il presente numero è stato chiuso in tipografia il 30 agosto 2021


giovedì 31 marzo 2022

Pietro Vaenti. Partigiano Combattente in Albania. Il Ricordo

 

Ricordare Pietro, a dieci anni dalla scomparsa significa riflettere su un segmento della nostra storia, la resistenza dei militari italiani all’estero, e più in generale le scelte di politica estera e socio-economiche del nostro paese del tempo. Significa constatare che a 75 anni di distanza quanto successo nel 1943 e negli anni successivi è stato volutamente ignorato e, per precisa volontà, non incide nelle scelte attuali.

Trovarsi come tutti i soldati italiani, ed in particolare quelli stanziati fuori del territorio nazionale abbandonati a se stessi, senza più nessun alleato e nessun amico, circondati da popolazione civile ostile e nemici feriti nell’orgoglio e pronti a sfogare in modo crudele il loro risentimento di alleati traditi, è una situazione che metaforicamente in questi ultimi mesi si è riproposta al popolo italiano più di una volta.

La massima espressione democratica quale è la elezione del Capo dello Stato, si è risolta in un compromesso funzionale, quasi una scelta obbligata, in virtù della inconsistenza di una classe politica di trovare le soluzioni democratiche e funzionali all’interesse della nazione. L’unico candidato alla Presidenza che si è espresso è stato un personaggio che da anni imperversa sulla scena politica nazionale, amico di colui che oggi devasta un paese europeo in modo violento, che frantuma ogni cardine della nostra tradizione della famiglia, cadine della nostra società, proponendoci un matrimonio-non matrimonio e che ha sempre dimostrato di anteporre i suoi interessi a quelli della collettività. Vi sono larghi strati della politica che da quando sono stati eletti al parlamento e rappresentano il partito di maggioranza relativa dall’inizio del loro mandato hanno cambiato posizione ed atteggiamento ad ogni annuncio di stagione (basti pensare alla campagna per uscire dall’euro); altri ancora, con l’etichetta di “sovranismo” combattono l’Europa in ogni maniera, per creare un regionalismo le cui prospettive sono solo fame e miseria. Infine il revival contro cui Pietro di è battuto, il ritorno dell’uomo della Provvidenza, che al termine di venti anni di governo, oggi indicati come eccellenti, fu detronizzato dai suoi stessi luogotenenti, poi definiti traditori da chi si era messo al servizio del tedesco invasore sognando un “ritorno all’origini” senza riflette che quel ritorno stava portando ancora lutti, divisioni, macerie e fame. Infine la classe politica ha dimostrato ancora una volta il suo fallimento, per una parte della quale la vita umana non ha valore con la richiesta di allentamento o cancellazione di norme anticovid, fallimento prima morale e poi materiale nel momento in cui si è dovuto chiamare un generale per combattere e ridurre la minaccia di questa infezione, con lo strascico di coloro, autodefinitesi NOVAX, cioè candidati potenziali senza difese per il suicido scelto e voluto, non solo per loro ma anche per altri.

 

A dieci anni dalla morte di Pietro possiamo anche avanzare la domanda, (in sua presenza non avremmo mai formulata): a che cosa è servita la Resistenza, la lotta del popolo italiano per non avere più guerre, fame, tragedie, violenze e un vivere quotidiano sereno, prospero ed un futuro accettale?

 Chi scrive è il figlio della generazione che fece la Resistenza e deve ai tantissimi Pietro una vita, guardandosi indietro, degna di nota, una vita che i miei figli invidiano. “Tu avevi la certezza di…, tu hai la certezza della pensione…, tu hai avuto una scuola che prima educava e poi istruiva…, tu sul posto di lavoro avevi diritti, tu avevi sindacati che erano sindacati.., non venduti… tu come generazione avevi un futuro…” Tutte cose che si sono realizzate.  In pratica l’Italia degli anni del secondo dopoguerra che un altro socialista ha iniziato a distruggere. Oggi i nostri giovani hanno un quadro di prospettiva diverso.

Dopo una pandemia devastante, oggi viviamo con la paura della guerra, che pensavamo fosse stata bandita dall’Europa. Il dramma dell’invasione che nel 1939 subì la Polonia, nel 1940 La Danimarca e la Norvegia, il Belgio e la Francia, poi nel 1941, la Russia, La Jugoslavia La Grecia, oggi lo rivediamo in Ucraina. Stesse modalità, stessa propaganda, stessi eroismi, stesse menzogne, stessi fiancheggiatori, un revival su vasta scala che ci terrorizza.

 

Ricordando Pietro, certamente a lui non farebbe piacere sapere che anche i suoi nipoti si potrebbero trovare nelle stesse sue condizioni del settembre 1943: dover scegliere tra essere internato o salire in montagna o essere alla mercè di un nemico spietato.

Tutto quanto sopra porta ad una conclusione che potrebbe essere un punto di riferimento delle nostre scelte future. Ruggero Zangrandi nella dedica ad un suo volume sulla ricostruzione della crisi armistiziale scrive:

“…Dedico questo lavoro a mia figlia Gabriella ed ai giovani della sua età  Nella fiducia che una conoscenza non convenzionale di quel che accadde in Italia intorno all’8 settembre 1943 concorra a far loro imparare prima il male che possono arrecare a un Paese le cattive azioni di capi vili e quanto poco il sacrifico di migliaia di uomini semplici riesca poi a porvi rimedio”

 

Per me, questa è la grande eredità di Pietro, e l’ammirazione e la stima nate fin dal primo momento che ci siamo incontrati si sono consolidate al confronto con il tempo e con le sfide che la vita ha posto. Un ricordo indelebile, attivo e sempre fonte di orientamento. Pietro è ancora con noi.

 

domenica 20 marzo 2022

Viaggio in Ucraina. Giugno 2011

 A capo della delegazione del viaggio di istruzione, si organizzò questo viaggio con lo scopo di conoscere i vari aspetti della realtà Ucraina con visite sia a Kiev sia in Crimea sia a Sebastopoli sia  sul campo di battaglia del 1855 in particolare sulla Cernaia ove si depose un fiore sul monumento ai Caduti sardi  di quella spedizione. Si riporta l'indice e la premessa del volume, e la prefazione che si fece a suo tempo, significando che vi è un refuso: i paesi del mondo non erano al tempo 180 ma 190. (mc)













lunedì 28 febbraio 2022

2011. Viaggio in Ucraina. Visita a Balaclava. Il Museo della Base dei Sommergibili atomici sovietici

 

Appunti di viaggio in un periodo in cui l'Ucraina era indipendete
 e prima dell'annessione del 2014 della Crimea da parte della Russia

La cittadina di Balaklava

A 15 km sud di Sebastopoli, in una piccola baia chiusa su tutti i lati, si trova l’antica (2.500 anni) e piccola cittadina della Crimea nota con il nome di Balaklava. Nel 1957, quando iniziò la costruzione della base segreta, tutta la città divenne area classificata.

 La baia di Balaklava

I sovietici non sono stati i primi a utilizzare a fini strategico-militari la baia di Balaklava, la cui posizione riparata la rende praticamente invisibile dal mare aperto. Cominciarono probabilmente i pirati tauri dei quali scrisse 2500 anni fa Erodoto, seguiti dai greci, dai romani e nel Medioevo dai bizantini e dai mercanti genovesi. Ancora oggi, la presenza italiana è testimoniata dalle suggestive rovine della Fortezza di Cembalo, eretta nel 1357.

La baia fu impiegata inoltre dai Greci e dai Romani come roccaforte e luogo di culto come testimoniano le rovine dell'antico tempio di Giove. Inoltre, la prima base navale russa in Crimea era situata proprio nella baia di Balaklava durante la quinta guerra russo-turca (1768 – 1774). Infine, con la sua particolare forma circondata da colline, la baia è il luogo ideale per nascondere una base di sottomarini.

 

 La base

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i sovietici decisero di rinforzare la loro flotta di sottomarini. Le centinaia di sottomarini presenti (diesel e successivamente atomici) avevano necessità di nuove basi lungo le coste sovietiche. Così nella metà degli anni 50 venne iniziata la costruzione delle basi di Severodvinsk (nell’Oceano Artico), Vladivostok (nel Pacifico) and Balaklava (nel Mar Nero).

In particolare, Stalin diede al suo funzionario Lavrentij Pavlovic Beria (che in quel momento era responsabile del "progetto nucleare"), una direttiva segreta: trovare un luogo ideale dove costruire una base di sottomarini per un eventuale attacco nucleare di rappresaglia. Dopo diversi anni di ricerche la scelta, tutt’altro che casuale, cadde sulla tranquilla Balaklava. In effetti lo stretto canale della baia (200-400 mt) proteggeva la futura

 



 

Veduta aerea della baia

 

installazione, sia dalle intemperie che da occhi indiscreti, da qualsiasi angolazione.

Il progetto fu affidato all’Istituto di Design “Granit” di Leningrado. Tale progetto, denominato Object 825 GTS, aveva come obiettivo la costruzione di una struttura sotterranea segreta per il ricovero di sommergibili convenzionali e nucleari, di piccola e media grandezza, appartenenti ai progetti A615, 613, 613V, 633, 633RV e 644 dell' ex Unione Sovietica.

La base iniziò la sua attività di riparo e manutenzione di sottomarini nel 1961. Costruita scavando nelle colline di Balaklava e rinforzandola con 56 metri di cemento rinforzato, la base era costituita da un canale principale per l'ingresso dei sommergibili, combinato con un bacino di carenaggio, attorno al quale erano presenti officine, depositi di armi e siluri, munizioni ed attrezzature per la manutenzione.

La costruzione di Object 825 GTS durò quattro anni, dal 1957 al 1961 e fu affidata ad uno speciale reparto di costruzione chiamato reparto 528. I migliori tecnici e ingegneri militari furono affiancati da esperti nelle costruzioni di metropolitane con l’obiettivo di realizzare, nelle viscere del monte Tavros, una rete di tunnel e ambienti sotterranei in grado di consentire una normale attività lavorativa per almeno 30 giorni a una comunità fino a 3 mila persone. Bisognava quindi costruire sottoterra – ed era questa la cosa forse più difficile – un canale d’acqua di oltre mezzo km per il passaggio e l’attracco dei sommergibili, cose che avvenivano solo di notte.

Per assicurarne la segretezza gli scavi venivano effettuati durante la notte, e la roccia estratta, trasportata per mezzo di una chiatta, veniva gettata in mare aperto. In totale vennero estratti 25.000 metri cubi (del peso di 120 tonnellate) di roccia, pari ad una superficie di circa 15.000 metri quadrati.

Il tunnel centrale ha una lunghezza totale di circa 600 metri. La galleria in cui erano stati situati i laboratori di riparazione è lunga 360 metri, larga fino a 12 metri e profonda circa 8 metri. All'interno della galleria era possibile ormeggiare fino a sette sottomarini per la riparazione, più altri sette sfruttando tutte le gallerie disponibili.

La base era teoricamente in grado di resistere ad un attacco nucleare diretto con una potenza di 100 kilotoni (categoria 1 di stabilità), grazie a spesse porte stagne (ognuna del peso di 120-150 tonnellate) che avrebbero chiuso l'intero impianto e consentito la sopravvivenza a 3000 persone, pari al numero degli abitanti di Balaklava e del personale della base, per circa 3 anni! La temperatura interna era mantenuta costantemente a 15°C, soprattutto per la presenza dei magazzini contenenti le testate nucleari.

Il tunnel è situato all’interno del monte Tavros. L'ingresso e l’uscita (Figura 3), situati in due luoghi diversi, erano  equipaggiati con dispositivi di camuffamento e reti mimetiche in modo da nasconderli completamente alla vista. I movimenti di materiale all’esterno venivano fatti tenendo conto della posizione dei satelliti spia dei potenziali nemici.

 



 

Mappa schematica delle strutture sotterranee con l'itinerario dei punti visitabili (2010)

 

Alla base lavoravano circa 200 addetti per il porto destinato ai sottomarini e per i sistemi interni. Altre 50 persone avevano il compito di effettuare la manutenzione delle riserve d'acqua, dei sistemi vitali e delle cisterne di propellente per i sommergibili, che erano contenitori verticali in grado di immagazzinare oltre 4.000 tonnellate di derivati del petrolio.

La cittadina di Balaklava ruotava interamente attorno all'attività della base navale. Quasi l’intera popolazione lavorava infatti alla base. Era inoltre estremamente difficile per uno straniero introdursi nella città, o visitare la base senza attraversare lunghe ed estenuanti serie di controlli e processi di identificazione. Anche i membri delle famiglie locali e degli operai della base erano passati ai raggi X in ogni loro movimento.

Dal 1991 le attività della base proseguirono parzialmente per altri due anni, quando nel 1993 iniziò il processo di ritiro dei mezzi e delle testate nucleari dell'ex Unione Sovietica dall'Ucraina e terminò nel 1996, anno in cui l'ultimo sommergibile sovietico lasciò l'Ucraina.

 



Nel 1996 il complesso fu assegnato alla custodia delle locali autorità. Tutte le attrezzature per la produzione (costituite da costosi macchinari ed equipaggiamenti costruiti con metalli preziosi) furono quindi poste sotto una incurante direzione che lasciò il luogo in uno stato di abbandono permettendo così il trafugamento di molti oggetti.

Il 30 dicembre 2002, su ordine del Segretario di Stato del Ministero della Difesa ucraino, la base è diventata un museo, filiale del Museo Centrale delle Forze Armate dell’Ucraina,  accessibile a chiunque e noto con il nome di “Museo Navale di Balaklava” o “Museo della Guerra Fredda” (come lo chiamano i locali). La cerimonia di apertura si tenne il 1 giugno 2003. E’ possibile visitare il canale, i cunicoli, i corridoi, le banchine per le riparazioni dei sottomarini, gli ambienti di lavoro, le ciclopiche porte e l'arsenale, dove venivano conservati i siluri e le testate nucleari. Sulle pareti si legge ancora ben chiaro in russo “Non dire tutto quello che sai, ma sappi sempre quello che dici”, il motto che era alla base della massima segretezza della base di Balaklava. Al momento è uno dei più importanti impianti militari declassificati sul territorio dell'ex URSS.

L’intero complesso sotterraneo rappresenta, forse, un monumento storico unico dell’arte ingegneristica della Guerra Fredda. Per oltre trent’anni (dal 1957 al 1990), nessuno ha nutrito il benché minimo sospetto dell’esistenza dei tunnel segreti dell’ Object 825 GTS, che ufficialmente era conosciuto come la centrale telefonica urbana.

 

 


 

 

domenica 20 febbraio 2022

A dieci anni dalla morte di Pietro Vaenti

 Pro-memoria “monografico”

 Martedì  29  Marzo  2022  -  ore 15,30

Salone di Palazzo Ghini

Corso Gastone Sozzi, 39 – CESENA

 

Ricordo di Pietro Vaenti

Il partigiano Petri e le vicende della Resistenza Italiana all’Estero, la fondazione dell’Istituto Storico “V.E.Giuntella”, l’amante dell’arte e della storia.

Nel decennale della scomparsa (2011 – 2021)

 

                                               Brevi interventi e ricordi di:

 

                              Daniele Vaienti                                                           Roberta Ravaioli

                              Claudio Riva                                                              Gianfranco “Miro” Gori

                              Maurizio Balestra                                                       Orlando Piraccini

                                                                 Massimo Coltrinari e altri

 

 

“Quando l'Umanità avrà ritrovato buonsenso ed equilibrio, potrà riprendere il suo cammino solo se potrà conoscere in quali disastri venne precipitata dalla assurda prepotenza di troppi potenti e dagli eccessi delle diverse ideologie.”

“Non chiediamo vendette ma il riconoscimento che nella disgraziatissima situazione nella quale ci hanno infilato gli errori anche internazionali , noi abbiamo fatto tutto il possibile. Forza e coraggio!”

 

                                                                                                                                                   Paola Del Din Carnielli

   (Medaglia d’Oro al Valor Militare, già Presidente FIVL)

 In occasione dell’invio del libro, dedicato a Pietro Vaenti (febbraio 2014)

“Il Gran Rifiuto. Storia e storie degli Internati Militari Italiani dopo l’8 settembre 1943”


giovedì 10 febbraio 2022

Una Testimonianza di Edorardo landi 1925

 

L’ ONORE DI UN SOLDATO ITALIANO NELLA GRANDE GUERRA

Sergio Benedetto  Sabetta

 

            I venti di guerra che in questi giorni soffiano violentemente sull’Europa, nel richiamare le problematiche dell’U.E. in termini di compattezza diplomatico-militare e di mancata differenziazione nelle forniture energetiche, mette alla prova l’Italia sul piano internazionale,  indipendentemente dalle rassicuranti dichiarazioni ufficiali.

            Non si prova solo il peso specifico di ciascuna Nazione all’interno dell’Europa e della NATO, ma anche la sua unione morale.

            A questo riguardo è interessante ricordare un episodio del tutto minore, anonimo e non cruento avvenuto sul fronte francese durante la Grande Guerra, tra un generale francese della Legione e un umile fantaccino italiano, modesto caporale ed ex legionario di nome Edoardo Landi, nonché dell’orgoglio con cui evidenziò la necessità del rispetto reciproco tra Alleati.

            Il fatto ricordato è riportato sul taccuino personale dello stesso, diario ritrovato casualmente su una bancarella in un mercatino in cui si legge la difficile vita giornaliera del Landi, tra conti in rosso riportati e considerazioni personali sulle vicissitudini della vita.

            “Il 13 maggio moriva a Parigi in età di 59 anni il generale Carlo Mangin.

            Volle il Destino che, durante la mia lunga permanenza nella Legione Straniera Francese (1898-1912) io avessi occasione di vederlo, nel 1911 a Oudjda (Marocco). Egli era allora tenente colonnello e comandava un battaglione d’infanteria leggera d’Africa, i famosi zephirs; recentemente soppressi, e partecipò con le sue truppe alle operazioni che sotto il comando del generale Lejantaj, dovevano purgare dai ribelli (!) il vasto territorio dalla Molouja a Zara.

            Ma un’altra occasione io ebbi di vedere il generale Mangin e questa volta parlargli. Egli era allora comandante della X^ armata (nel 1918, durante la guerra europea) composta esclusivamente (meno poche unità) di truppe coloniali: arabi, tonchinesi, malgasci, senegalesi, di cui Mangin versava negli assalti il sangue senza risparmio, a torrenti, tanto da guadagnarsi il soprannome di boucher (macellaio).

            Nel luglio 1918 io mi trovavo con una squadra di territoriali italiani, a lavorare ad un impianto di fili telegrafici presso al Quartiere Generale della Decima armata francese a Belleu. A un tratto, una automobile passa: si ferma davanti a noi, ne scende il generale Mangin, che con la sua abituale familiarità che lo faceva amare dai soldati che egli conduceva al macello, mi domanda a bruciapelo (in francese)

-         Che fate qui?

-         Generale, ripariamo i fili telefonici.

-         Voi parlate bene il francese!

-         Sì, generale, poiché ho avuto l’onore di servire per 14 anni nella gloriosa Legione Straniera.

-         Ah! Sì, e siete voi contento, adesso, di stare in Francia?

Volli tirargli una botta che somigliasse ad un complimento, poiché troppi ricordi amari erano in me e risposi:

-         Generale, io sono così contento adesso di stare in Francia, come i soldati Francesi sono contenti di stare in Italia.

Egli aggrottò le folte sopracciglia nerissime e un lampo passò sui occhi grifani; ma fu un attimo, e con un gesto largo e grandioso tirò fuori una moneta d’oro da venti franchi, e me la mise in mano, dicendomi con accento che mi giunse al cuore:

-         Ben detto, caporale. Ecco questo per bere un bicchiere di vino alla salute della gloriosa e vecchia Legione.

( Dal diario del legionario di Edoardo Landi, 1925).

 

giovedì 20 gennaio 2022

In merito alla elezione del Presidente della Repubblica. Alla ricerca di politici di cui non vergognarsi.

 

QUANDO LE ULTIME TRUPPE DELL’ESERCITO DI

 Filippo IV lasciarono Calais alla città non rimase altra scelta se non di consegnare le proprie chiavi, nella speranza che le vite dei suoi abitanti venissero risparmiate quale riconoscimento dell’eroismo mostrato nell’assedio. Ma l’Inghilterra, desiderosa di ricompensare le ore trascorse in quella campagna bellica e le vite dei suoi uomini, non aveva intenzione di rinunciare a quel tributo di sangue. Sebbene alcuni dei suoi cercassero di convincerlo ad accettare la capitolazione, Edoardo III pose la condizione che la sottomissione della città venisse pagata con il sacrificio di sei notabili. Quando il sindaco di Calais radunò la popolazione per comunicare i termini richiesti per l’accordo, i cittadini piansero e si rinchiusero in un silenzio disperato. A quel punto uno dei patrizi più ricchi, Eustache de Saint-Pierre si alzò e si disse pronto ad andare. Dopo di lui fecero altrettanto altri cinque uomini illustri, completando così quel corteo di morte che, in cambio delle chiavi della disfatta, avrebbe portato lo strumento della salvezza. A ricordare quella giornata del 1347 , illustrata dall’eroismo di sei persone, alle quali, pur di ottenere il perdono regale al resto dei concittadini non importò di rinunciare alle proprie vite ed ai propri interessi, c’è una, monumentale scultura in bronzo di Auguste Rodin così espressiva che si dirette modellata a mani nude mentre ancora era incandescente. Che epoca buia quel Medioevo che ha dato tanto personaggi degni di un piedistallo!

Quando oggi ci accostiamo a racconti di questo tipo, ci si presentano molte prospettive. Certamente una delle prime reazioni è un sentimento di ammirazione e di nostalgia. Ma come mai proviamo simili sentimenti di fronte ad un episodio triste segnato dal pericolo e dalla guerra? 

Forse abbiamo nostalgia dell’onore, del valore, del sacrificio fatto. 

Non è improbabile che sorga in noi la domanda: quanti dei nostri leader sarebbero capaci di questo gesto eroico? Quanti dopo aver visto tanti scandali avranno compreso che i loro privilegi non sono stati concepiti per proteggerli, ma per indurli a prodigarsi per gli altri?

 

lunedì 10 gennaio 2022

Uniformologia. Scienza ausiliaria della Storia

La Uniformologia è una scienza ausiliaria della Storia rappresenta un concorso molto utile allo studio della Storia. Il costume militare nella sua evoluzione dei tempi permette di completare ricerche e pubblicazioni attraverso anche la parte iconografica

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