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mercoledì 31 marzo 2021

Ricerca sulla prigionia nella prima guerra mondiale


 Avviata nel 1917 questa ricerca è arrivata a buon punto. sono pronti i primi cinque volumi che trattano di aspetti particolari. E' stato possibile redigere un elenco dei campi di prgionia in Austria-Ungheria e in Germania. Note di riferimento  suwww.prigioniadiguerra.blogspot.com

sabato 20 marzo 2021

Ricerca su Decorati Marchigiani


 Nel Blog "Club Ufficiali Marghigiani" (www.clubufficialimarchignai.blogspot.com) dal mese di gennaio fino al mese di maggio sono stati pubblicati i nomi dei Soldati marghigiani decorati al Valor Militare

domenica 28 febbraio 2021

Il discorso di insediamento a Washington di Barack Obama , 44° Presidente degli Stati Uniti d’America

 

Una lettura e rilettura di questo discorso aiuta a focalizzare alcuni concetti che si ritengono di basilare importanza per orientarsi nelle scelte politiche odierne (MC)

 

 

 

Concittadini, oggi sono qui di fronte a voi con umiltà di fronte all'incarico, grato per la fiducia che avete accordato, memore dei sacrifici sostenuti dai nostri antenati. Ringrazio il presidente Bush per il suo servizio alla nostra nazione, come anche per la generosità e la cooperazione che ha dimostrato durante questa transizione. Sono quarantaquattro gli americani che hanno giurato come presidenti. Le parole sono state pronunciate nel corso di maree montanti di prosperità e in acque tranquille di pace. Ancora, il giuramento è stato pronunciato sotto un cielo denso di nuvole e tempeste furiose. In questi momenti, l'America va avanti non semplicemente per il livello o per la visione di coloro che ricoprono l'alto ufficio, ma perché noi, il popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati, e alla verità dei nostri documenti fondanti. Così è stato. Così deve essere con questa generazione di americani. Che siamo nel mezzo della crisi ora è ben compreso. La nostra nazione è in guerra, contro una rete di vasta portata di violenza e odio. La nostra economia è duramente indebolita, in conseguenza dell'avidità e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche del nostro fallimento collettivo nel compiere scelte dure e preparare la nazione a una nuova era. Case sono andate perdute; posti di lavoro tagliati, attività chiuse. La nostra sanità è troppo costosa, le nostre scuole trascurano troppi; e ogni giorno aggiunge un'ulteriore prova del fatto che i modi in cui usiamo l'energia rafforzano i nostri avversari e minacciano il nostro pianeta. Questi sono indicatori di crisi, soggetto di dati e di statistiche. Meno misurabile ma non meno profondo è l'inaridire della fiducia nella nostra terra: la fastidiosa paura che il declino dell'America sia inevitabile, e che la prossima generazione debba ridurre le proprie mire. Oggi vi dico che le sfide che affrontiamo sono reali. Sono serie e sono molte. Non saranno vinte facilmente o in un breve lasso di tempo. Ma sappi questo, America: saranno vinte. In questo giorno, ci riuniamo perché abbiamo scelto la speranza sulla paura, l'unità degli scopi sul conflitto e la discordia. In questo giorno, veniamo per proclamare la fine delle futili lagnanze e delle false promesse, delle recriminazioni e dei dogmi logori, che per troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica. Rimaniamo una nazione giovane, ma, nelle parole della Scrittura, il tempo è venuto di mettere da parte le cose infantili. Il tempo è venuto di riaffermare il nostro spirito durevole; di scegliere la nostra storia migliore; di riportare a nuovo quel prezioso regalo, quella nobile idea, passata di generazione in generazione: la promessa mandata del cielo che tutti sono uguali, tutti sono liberi, e tutti meritano una possibilità per conseguire pienamente la loro felicità. Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, capiamo che la grandezza non va mai data per scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie o di ribassi. Non è stato un sentiero per i deboli di cuore, per chi preferisce l’ozio al lavoro, o cerca solo i piaceri delle ricchezze e della celebrità. E’ stato invece il percorso di chi corre rischi, di chi agisce, di chi fabbrica: alcuni celebrato ma più spesso uomini e donne oscuri nelle loro fatiche, che ci hanno portato in cima a un percorso lungo e faticoso verso la prosperità e la libertà. Per noi hanno messo in valigia le poche cose che possedevano e hanno traversato gli oceani alla ricerca di una nuova vita. Per noi hanno faticato nelle fabbriche e hanno colonizzato il West; hanno tollerato il morso della frusta e arato il duroterreno. Per noi hanno combattuto e sono morti in posti come Concord e Gettysburg, la Normandia e Khe Sahn. Ancora e ancora questi uomini e queste donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato fino ad avere le mani in sangue, perché noi potessimo avere un futuro migliore. Vedevano l’America come più grande delle somme delle nostre ambizioni individuali, più grande di tutte le differenze di nascita o censo o partigianeria. Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo il paese più prosperoso e più potente della Terra. I nostri operai non sono meno produttivi di quando la crisi è cominciata. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari della settimana scorsa o del mese scorso o dell’anno scorso. Le nostre capacità rimangono intatte. Ma il nostro tempo di stare fermi, di proteggere interessi meschini e rimandare le decisioni sgradevoli, quel tempo di sicuro è passato. A partire da oggi, dobbiamo tirarci su, rimetterci in piedi e ricominciare il lavoro di rifare l’America. Perché ovunque guardiamo, c’è lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede azioni coraggiose e rapide, e noi agiremo: non solo per creare nuovi lavori ma per gettare le fondamenta della crescita. Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche, le linee digitali per nutrire il nostro commercio e legarci assieme. Ridaremo alla scienza il posto che le spetta di diritto e piegheremo le meraviglie della tecnologia per migliorare le cure sanitarie e abbassarne i costi. Metteremo le briglie al sole e ai venti e alla terra per rifornire le nostre vetture e alimentare le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole e i college e le università per soddisfare le esigenze di una nuova era. Tutto questo possiamo farlo. E tutto questo faremo. Ci sono alcuni che mettono in dubbio l’ampiezza delle nostre ambizioni, che suggeriscono che il nostro sistema non può tollerare troppi piani grandiosi. Hanno la memoria corta. Perché hanno dimenticato quanto questo paese ha già fatto: quanto uomini e donne libere possono ottenere quando l’immaginazione si unisce a uno scopo comune, la necessità al coraggio. Quello che i cinici non riescono a capire è che il terreno si è mosso sotto i loro piedi, che i diverbi politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non hanno più corso. La domanda che ci poniamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavori con stipendi decenti, cure che possono permettersi, unapensione dignitosa. Quando la risposta è sì, intendiamo andareavanti. Quando la risposta è no, i programmi saranno interrotti. E quelli di noi che gestiscono i dollari pubblici saranno chiamati a renderne conto: a spendere saggiamente, a riformare le cattive abitudini, e fare il loro lavoro alla luce del solo, perché solo allora potremo restaurare la fiducia vitale fra un popolo e il suo governo. Né la domanda è se il mercato sia una forza per il bene o per il male. Il suo potere di generare ricchezza e aumentare la libertànon conosce paragoni, ma questa crisi ci ha ricordato che senza occhi vigili, il mercato può andare fuori controllo, e che unpaese non può prosperare a lungo se favorisce solo i ricchi. Il successo della nostra economia non dipende solo dalle dimensioni del nostro prodotto interno lordo, ma dall’ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di ampliare le opportunità a ogni cuore volonteroso, non per beneficenza ma perché è la via più sicura verso il bene comune. Per quel che riguarda la nostra difesa comune, respingiamo come falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali. I Padri Fondatori, di fronte a pericoli che facciamo fatica a immaginare, prepararono un Carta che garantisse il rispetto della legge e i diritti dell’uomo, una Carta ampliata con il sangue versato da generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondoe non vi rinunceremo in nome del bisogno. E a tutte le persone e i governi che oggi ci guardano, dalle capitali più grandi al piccolo villaggio in cui nacque mio padre, dico: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che cerca un futuro di pace e dignità, e che siamo pronti di nuovo a fare da guida. Ricordate che le generazioni passate sconfissero il fascismo e il comunismo non solo con i carri armati e i missili, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Capirono che la nostra forza da sola non basta a proteggerci, né ci dà il diritto di fare come ci pare. Al contrario, seppero che il potere cresce quando se ne fa un uso prudente; che la nostra sicurezza promana dal fatto che la nostra causa giusta, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell’umiltà e della moderazione. Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta da questi principi, possiamo affrontare quelle nuove minacce cherichiedono sforzi ancora maggiori - e ancora maggior cooperazione e comprensione fra le nazioni. Inizieremo a lasciare responsabilmente l’Iraq al suo popolo, e a forgiare una pace pagata a caro prezzo in Afghanistan. Insieme ai vecchi amici e agli ex nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e allontanare lo spettro di un pianeta surriscaldato. Non chiederemo scusa per la nostra maniera di vivere, né esiteremo a difenderla, e a coloro che cercano di ottenere i loro scopi attraverso il terrore e il massacro di persone innocenti, diciamo che il nostro spirito è più forte e non potrà essere spezzato. Non riuscirete a sopravviverci, e vi sconfiggeremo. Perché sappiamo che il nostro multiforme retaggio è una forza, non una debolezza: siamo un Paese di cristiani, musulmani, ebrei e indù - e di non credenti; scolpiti da ogni lingua e cultura, provenienti da ogni angolo della terra. E dal momento che abbiamo provato l’amaro calice della guerra civile e della segregazione razziale, per emergerne più forti e più uniti, non possiamo che credere che odii di lunga data un giorno scompariranno; che i confini delle tribù un giorno si dissolveranno; che mentre il mondo si va facendo più piccolo, la nostra comune umanità dovrà venire alla luce; e che l’America dovrà svolgere un suo ruolo nell’accogliere una nuova era di pace. Al mondo islamico diciamo di voler cercare una nuova via di progresso, basato sull’interesse comune e sul reciproco rispetto. A quei dirigenti nel mondo che cercano di seminare la discordia, o di scaricare sull’Occidente la colpa dei mali delle loro società, diciamo: sappiate che il vostro popolo vi giudicherà in base a ciò che siete in grado di costruire, non di distruggere. A coloro che si aggrappano al potere grazie alla corruzione, all’inganno, alla repressione del dissenso, diciamo: sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che siamo disposti a tendere la mano se sarete disposti a sciogliere il pugno. Ai popoli dei Paesi poveri, diciamo di volerci impegnare insieme a voi per far rendere le vostre fattorie e far scorrere acque pulita; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quei Paesi che come noi hanno la fortuna di godere di una relativa abbondanza, diciamo che non possiamo più permetterci di essere indifferenti verso la sofferenza fuori dai nostri confini; né possiamo consumare le risorse del pianeta senza pensare alle conseguenze. Perché il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare insieme al mondo. Volgendo lo sguardo alla strada che si snoda davanti a noi, ricordiamo con umile gratitudine quei coraggiosi americani che in questo stesso momento pattugliano deserti e montagne lontane. Oggi hanno qualcosa da dirci, così come il sussurro che ci arriva lungo gli anni dagli eroi caduti che riposano ad Arlington: rendiamo loro onore non solo perché sono custodi della nostra libertà, ma perché rappresentano lo spirito di servizio, la volontà di trovare un significato in qualcosa che li trascende. Eppure in questo momento - un momento che segnerà una generazione - è precisamente questo spirito che deve animarci tutti. Perché, per quanto il governo debba e possa fare, in definitiva sono la fede e la determinazione del popolo americano su cui questo Paese si appoggia. E’ la bontà di chi accoglie uno straniero quando le dighe si spezzano, l’altruismo degli operai che preferiscono lavorare meno che vedere un amico perdere il lavoro, a guidarci nelle nostre ore più scure. E’ il coraggio del pompiere che affronta una scala piena di fumo, ma anche la prontezza di un genitore a curare un bambino, che in ultima analisi decidono il nostro destino. Le nostre sfide possono essere nuove, gli strumenti con cui le affrontiamo possono essere nuovi, ma i valori da cui dipende il nostro successo - il lavoro duro e l’onestà, il coraggio e il fair play, la tolleranza e la curiosità, la lealtà e il patriottismo - queste cose sono antiche. Queste cose sono vere. Sono state la quieta forza del progresso in tutta la nostra storia. Quello che serve è un ritorno a queste verità. Quello che ci è richiesto adesso è una nuova era di responsabilità - un riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo doveri verso noi stessi, verso la nazione e il mondo, doveri che non accettiamo a malincuore ma piuttosto afferriamo con gioia, saldi nella nozione che non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, di più caratteristico della nostra anima, che dare tutto a un compito difficile. Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza. Questa è la fonte della nostra fiducia: la nozione che Dio ci chiama a forgiarci un destino incerto. Questo il significato della nostra libertà e del nostro credo: il motivo per cui uomini e donne e bambine di ogni razza e ogni fede possono unirsi in celebrazione attraverso questo splendido viale, e per cui un uomo il cui padre sessant’anni fa avrebbe potuto non essere servito al ristorante oggi può starvi davanti a pronunciare un giuramento sacro. E allora segnamo questo giorno col ricordo di chi siamo e quanta strada abbiamo fatto. Nell’anno della nascita dell’America, nel più freddo dei mesi, un drappello di patrioti si affollava vicino a fuochi morenti sulle rive di un fiume gelato. La capitale era abbandonata. Il nemico avanzava, la neve era macchiata di sangue. E nel momento in cui la nostra rivoluzione più era in dubbio, il padre della nostra nazione ordinò che queste parole fossero lette al popolo: “Che si dica al mondo futuro... Che nel profondo dell’inverno, quando nulla tranne la speranza e il coraggio potevano sopravvivere... Che la città e il paese, allarmati di fronte a un comune pericolo, vennero avanti a incontrarlo”. America. Di fronte ai nostri comuni pericoli, in questo inverno delle nostre fatiche, ricordiamoci queste parole senza tempo. Con speranza e coraggio, affrontiamo una volta ancora le correnti gelide, e sopportiamo le tempeste che verranno. Che i figli dei nostri figli possano dire che quando fummo messi alla prova non ci tirammo indietro né inciampammo; e con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio con noi, portammo avanti quel grande dono della libertà, e lo consegnammo intatto alle generazioni future.

sabato 20 febbraio 2021

Rivista QUADERNI N. 3 DEL 2020 Luglio-Settembre 2020


  Questo numero riporta come articolo principale
 la ricostruzione della scelta della salma del MILITE Ignoto
ottobre 1921 
 


mercoledì 10 febbraio 2021

 Il Volume I del ciclo dedicato alla Prigionia di Guerra è stato ultimato. La stampa è prevista per il mese di Marzo-aprile 2021.

Massimo Coltrinari  

PRIGONIA ED INTERNAMENTO

Il Valore del combattente disarmato


informazioni e contatti clicca su:

www.istitutodelnastroazzurro.org 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EDIZIONI ARCHEARES

domenica 31 gennaio 2021

Sessioni di Laurea


 La Sessione di Laurea Invernale per il Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea dal 1796 al 1960 si terrà il 25 Febbraio alle ore 15.

 La Sessione di Laurea Invernale per il Master di 1° Livello in Politica Militare Comparata si terrà il 25 Febbraio alle ore 16.

mercoledì 20 gennaio 2021

Condizioni di cessione rivista QUADERNI Anno 2021

 


La Rivista

 “QUADERNI DEL NASTRO AZZURRO”

128 Pagine B/N, Trimestrale

 

È ceduta dal 1 gennaio 2020

.Ai non iscritti al Nastro Azzurro: Abbonamento annuo: 4 numeri per Euro 20.00

 .ai Soci dell’Istituto del Nastro Azzurro alle seguenti condizioni:

Abbonamento annuo: 4 numeri per Euro 15,00

Arretrati: Anno 2019 – Euro 20,00; Anno 2018 – Euro 25,00 (4 Numeri)

Annate precedente fino a esaurimento euro 30,00

I versamenti devono essere fatti su:

Conto Corrente Postale N. n. 25938002 intestato a Intestato a: Istituto Nazionale del Nastro Azzurro

Conto Corrente Bancario BPER Banca – Piazza Madonna di Loreto 4

C/C n. 703202000000002122 –BIC  BMOIT22XXX

IBAM: it85po538703202000000002122

Per ogni informazione riguardante gli abbonamenti rivolgersi a

Sig.ra Roberta Bottoni  Tel. 064402676

Email: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org

Per i Soci del Nastro Azzurro si confermano le condizioni in essere fino al 31 dicembre 2019 e le disposizioni speciali al riguardo emanate dal Presidente Nazionale

domenica 10 gennaio 2021

QUADERNI N. 2 DEL 2020

 Un Numero interessante che inizia ad accogliere i lavori basati sulle tesi di laurea del Master di 1° Liv. in Storia Militare Contempranea. L'articolo sulla Battaglia di Cheren nè un esempio


 

giovedì 31 dicembre 2020

Bilancio 2020

 Il Blog riporta le donazioni in termini di Volumi fatte alle varie biblioteche




www.biblioteche.fondocoltrinari.blogspot.com

Questo blog ha lo scopo di divulgare le attività di apporto

 e creazione di volumi presso Biblioteche appositamente individuate

a cominciare dalla Biblioteca L. Radoni di Castelferretti (Ancona),

 ed altre che si sono create con fondi specialistici

creati in Biblioteche del territori ad essa collegate

 ed indicare la crescita del patrimonio librario

 del Fondo Coltrinari presso le Biblioteca.

Rappresenta il punto esterno della attività della

 Emeroteca e dell’Archivio-Biblioteca del CESVAM.

Offre lo spazio per la sensibilizzazione

della conservazione del Patrimonio librario

 che il Nastro Azzurro detiene, soprattutto in merito

 alle Pubblicazioni relative ai Decorati relative alle varie Provincie

Aperto nel 2008 ha un totale di 14280 visitatori,

15343 all’agosto 2019

Al dicembre 2021 le medie sono le stesse

con una media mensile di 400/500 contatti mensili.

Sono stati pubblicati 241 post, mentre

I paesi di origine dei visitatori vede

un sorprendente 366 da “paesi sconosciuti,

 seguito dalla Russia con 32 e poi altri sull’ordine delle unità

(info: ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org)

mercoledì 16 dicembre 2020

Da Felice Signoretti. Riflessione sul Natale

 

Domine, quando te vidimus esurientem, aut sitientem, aut hospitem, aut nudum, aut infirmum, aut in carcere, et non ministravimus tibi? Tunc respondit illis dicens: Amen dico vobis. Quamdiu non fecistis uni de minoribus his, nec mihi fecistis. MATTHAEUS, 25, 44-45

 

Cambiare si può. La speranza non è una certezza, comporta la coscienza dei pericoli e delle minacce, ma ci fa prendere posizione e lanciare la scommessa. Un cambiamento di paradigma, un processo lungo e difficile che si scontra con le enormi resistenze delle strutture e delle mentalità vigenti. EDGAR MORIN, Cambiamo strada.

 

Occorre prendere sempre posizione nei confronti dei derelitti di una società fondamentalmente ingiusta e volta solo a un falso benessere, che è obbedienza servile alle leggi di un capitalismo spietato. Quella che si impone è una cultura del disimpegno, della discontinuità, dell’oblio, come afferma Bauman. Rifiutiamo radicalmente questa cultura e riappropriamoci dell’autentico messaggio del Vangelo, in cui Cristo si erge contro qualsiasi forma di potere, soprattutto quello di scribi e farisei, che si avvalgono delle leggi religiose per affermare la propria ricchezza e la propria superiorità contro i poveri e i diseredati. E la Chiesa sia appunto la forza dei poveri, degli umili, degli affamati, degli abbandonati, dei respinti. Questa è la Chiesa di quel bambino nato in una capanna.

                                                                  Felice Signoretti

 

 

lunedì 7 dicembre 2020

INFOCESVAM. Bollettino Notizie del Centro Studi sul Valore Militare, Anno VII, n. 12 del 1 Dicembre 2020


 E' stato pubblicato il n. 12 di Infocesvam Bollettino notizie con la situazione del mese di novembre. Con questo numero si è completato il primo anno di questa pubblicazione che  aiuta i componenti del CESVAM ad essere al passo con le varie iniziative in essere. Per consultazione cliccare su


www.cesvam.org/informazioni

mercoledì 28 ottobre 2020

Confronto

 

Scrive Giandomenico Papa:

Confrontarmi con Antonio Levy è per me stimolante ed arricchente. Purtroppo, è sempre più remota la possibilità di averlo “fisicamente” fra noi ma so per certo che condivide ogni nostra iniziativa. Parliamo, discutiamo e ascolto con attenzione i suoi suggerimenti e le sue proposte, contributi “preziosi”. In preparazione della prossima Venuta abbiamo affrontato un tema che ci appare attuale e prioritario nella nostra esperienza scout: “lo spirito e lo stile scout”. Vi giro, quindi, il suo contributo sul tema. 


BREVE CONSIDERAZIONE SULLO SPIRITO E SULLO STILE SCOUT 

(di Antonio Levy) 



A seguito di una stimolante sollecitazione di Giandomenico Papa, ho scritto questa breve nota su un argomento a mio parere importante, da condividere con gli altri “vecchi” scout del mio tempo, anche per avere stimolanti contributi e critiche costruttive su questo argomento da chi di voi avrà voglia, e tempo, di soffermarvisi. Lo scopo di questo scritto è di verificare con Voi se, dopo tanti anni dalla nostra giovinezza e dai tempi della nostra esperienza di vita scout, condividiamo i concetti di “ stile scout e di spirito scout” di cui si parlava allora, se li consideriamo ancora attuali nella nostra vita di adulti e se vale la pena custodirli e alimentarli come “valori” e non solo come nostalgici ricordi. Uno degli aspetti che mi hanno sempre colpito e che è ancora presente nella mia memoria (da quando ne parlavo, in occasione delle veglie d’armi alle quali come caposquadriglia portavo i miei giovani squadriglieri in preparazione della loro promessa) è il fatto che la “legge scout” indica le caratteristiche dell’essere scout, piuttosto che elencare le cose da fare o da non fare (come ad esempio nell’elenco dei “Comandamenti”): indica le caratteristiche di vita e di comportamento di chi vuole “essere” uno scout, senza fissarne limiti temporali; come dire: l’essere scout non scade, non è un impegno a tempo, è una caratteristica possibilmente permanente, uno “stile” di vita. E ricordo anche una specie di motto, che vale anche questo come una promessa: semel scout, semper scout (cioè: una volta scout, lo si è per sempre): èlo stile che si è deciso di assumere. Dalla “promessa” che costituisce un impegno vero e assunto liberamente sul proprio onore davanti agli altri scout del riparto, come pronunciato con il canto della promessa, durante tutta la propria vita si è spesso messi alla prova! Come, forse è inutile dirlo, non si riesce sempre ad essere all’altezza dell’impegno preso; la nostra natura spesso manifesta la nostra fragilità! Spesso lo zaino che portiamo (il fardello delle preoccupazioni, dei cedimenti, dei momenti di sfiducia e di cedimento) ci sembra troppo pesante! Ebbene, credo che lo spirito scout stia nella capacità di riprendere il cammino, di non lasciare che le difficoltà, la stanchezza, il peso dei fardelli che la vita concreta presenta ci facciano dimenticare la promessa fatta; lo spirito scout sta nella fiducia di farcela, anche sapendo chiedere aiuto: c’è sempre qualcuno che per un po’ porterà lo zaino per te o ti aiuterà a portarlo!! Forse inutilmente, perchè probabilmente la avete in memoria, ma per comodità trascrivo l’elenco degli articoli della legge scout, come io li ricordo; ho evidenziato le parole e i concetti che, per ogni articoli, considero fondamentali.

 1. Lo Scout considera suo onore il meritare fiducia 

2. Lo Scout è leale 

3. Lo Scout è sempre pronto a servire il prossimo 

4. Lo Scout è amico di tutti e fratello di ogni altro scout 

5. Lo Scout è cortese e cavalleresco

6. Lo Scout vede nella natura l'opera di Dio, e protegge piante e animali 

7. Lo Scout ubbidisce prontamente 

8 Lo Scout sorride e canta anche nelle difficoltà 

9. Lo Scout è laborioso ed economo 

10. Lo Scout è puro di pensieri, parole, azioni 

 Credo quindi che ciò che dobbiamo chiedere a noi stessi è il coraggio di conservare lo spirito della promessa, e di mantenere lo stile scout per tutta la vita, la capacità di alzarci se inciampiamo, e riconoscere che si può sempre chiedere a qualcuno di aiutarci a portare il nostro zaino quando lo sentiamo troppo pesante. E con la certezza di potercela fare! Buona strada a tutti voi! Antonio. 

Roma, 20 Settembre 2020 _______________________ 


Se qualcuno volesse intervenire sul tema …. Buon tutto Giandomenico  

(scrivere a giandomenico.papa@gmail.com)

mercoledì 14 ottobre 2020

Progetto IL Dizionario minimo della Guerra di Liberazione.

 

La prima fase: sconfiggere l’oblio

 

Si è scritto che non che la Resistenza dei Militari all’estero non è stata studiata; tra i vari comparti, quello dell’Albania, il meno di tutti. Le ragioni di questa situazione si possono riscontrare, in primo approccio, alla volontà dei protagonisti della resistenza all’Estero, una volta rientrati in patria, al pari degli Internati Militari e ai Reduci in genere, di non voler parlare delle proprie vicende ed esperienze. Si sono chiusi tutti nel silenzio, convinti che non ci fossero ascoltatori in grado di capire quello che loro avevano sofferto e patito.

Non è che questa loro posizione fosse distante dalla realtà. Basti pensare che, rispetto a coloro che diedero vita alla Resistenza in Italia, sono stati creati all’indomani del 25 aprile per ogni provincia Istituti di Studi e Documentazione che subito hanno iniziato a raccogliere ogni cosa utile per documentare la Resistenza. Per quella all’estero, nulla.

Ed è semplice verificarlo.

Ci si è affidati alla memorialistica del singolo, che corrispondeva in modo occasionale con qualche suo compagno e nulla più.

Tutto questo è durato per oltre 40 anni.

Per fronteggiare questa situazione, grazie alla iniziativa di alcuni protagonisti, in particolar modo, il gen. Ilio Muraca, già combattente in Jugoslavia nella divisione Garibaldi, fu proposta al Ministero della Difesa la creazione di una Commissione per lo studio e la documentazione della Resistenza all’Estero.

 L’allora ministro Valerio Zanone accolse questa proposta e nomino, con data 2 gennaio 1989 una apposita commissione composta da esponenti dell’ANPI (Ilio Muraca, Angelo Graziani, Alfonso Bartolini) della FIAP (Giuseppe Marras,Gaetano Messina, Avio Clementi) della FIVL ( Giovanni Giraudi, Giuseppe Amati,) dell’ANEI ( Carlo De Luca, Vittorio Emanuele Giuntella)  della ANVRG (Luigi Reggiani, Lando Mannucci) e esponenti del Gabinetto del Ministro. I lavori dovevano durare un anno.

 La Commissione, chiama  fra gli addetti CO.RE.MI.TE, si mise al lavoro e riuscì a produrre volumi dedicati a settori particolari, come I Medici e di Cappellani nella resistenza all’estero, e a precise are operative: La Corsica, La Francia Metropolitana, la Grecia Continentale, Le isole (Lero e Cefalonia), La Jugoslavia settentrionale, La Jugoslavia centrale ed il Sangiaccato, il Montenegro. La Commissione constatò che non vi era alcunché di utile e fattivo per l’Albania. Il prof. Buonasera, dell’Università di Palermo, che fece tutta la resistenza in Albania, inizialmente incaricato di svolgere ricerche e produrre documentazione, dichiarò che non vi era materiale sufficiente per un volume degno di questo nome.

In questa fase di stallo il Gen. Muraca, su indicazione dei superiori, contattò l’allora Cap. Massimo Coltrinari, in servizio presso lo Stato Maggiore dell’Esercito, che, tra i suoi compiti, ricevette l’incarico di mettersi a disposizione per questa esigenza del predetto gen. Muraca.

 

Inizia quello che posteriori si può definire la Prima fase delle ricerche su questo tema.

Riprendendo dal volume edito nel 1999, si può leggere:

“La ricerca intrapresa sulle vicende dei nostri soldati in Albania, inizialmente, sembrava non avere la possibilità di sviluppo, in quanto le fonti disponibili o quelle ipotizzabili apparivano limitate  e di poca consistenza. Ci si accinse a questa ricerca con la convinzione che in poco tempo la ricerca stessa si potesse terminare.

Individuata la parte edita, le prime ricognizioni nelle varie biblioteche fornirono documentazione scarsa, confermando il dato iniziale di partenza. L’Albania sembrava un paese inesistente, dimenticato da tutti.

Si impostò il lavoro, a fronte di questa situazione, su criteri di ricerca basati più sulla memorialistica che sulla documentazione di archivio ed edita, ovvero si iniziò a raccogliere testimonianze, puntando decisamente sulla fonte orale, più che su quella materica. Entrando in contatto con i protagonisti, si ebbe la sorpresa: ognuno di loro , oltre a fornire la propria testimonianza, ha fornito anche documentazione coeva di interesse, ma soprattutto la maggior parte ha dato indicazioni per arrivare a fonti archivistiche di rilievo, allora sconosciute.

Questo ha permesso di rivisitare gli Archivi già consultati con altri presupposti di ricerca, ovvero di visitarne altri, ove in modo spesso indiretto si è arrivati a documenti ed elementi materiali riferiti all’Albania nel periodo interessato.

Ne sono nati, intorno agli anni 1992.1993 ( la ricerca è iniziata sul finire del 1989) diversi filoni di ricerca che, inizialmente sviluppati hanno portato ad altre fonti archivistiche, alcune delle quali anche albanesi. La massa dei documenti raccolti e catalogati è stata ordinata nel settore Albania  dell’Archivio di Co.Re.MI.Te.. Tale archivio comprende anche altri settori (Egeo, Jugoslavia, Francia, ecc.) e terminati i lavori della Commissione è stato versato all’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Il materiale raccolto personalmente dall’Autore nel periodo successivo, ordinato, sarà versato all’Ufficio Storico predetto.

Sulla base di quanto raccolto fino al 1993 è stata predisposta la prima stesura  (1994) della monografia, che subito è apparsa antologica.

L’aver voluto tutto inserire, nell’asserzione che tutto doveva essere citato, come reazione naturale all’iniziale mancanza di documentazione, dava un profilo troppo didascalico, spesso ridondante e dispersivo, alla monografia stessa. Mantenuto l’impianto descrittivo, si è provveduto ad una riscrittura integrale del testo  con criteri di inserimento dei documenti più selettivi. La bozza di questa stesura, rilegata, è stata inserita come documento nell’Archivio di COREMITE.

Nel frattempo, però, continuavano a giungere altre testimonianze, altra documentazione, anche di particolare interesse, che davano contorni più precisi a fatti ed avvenimenti , che portò alla formulazione del 1995 della monografia.

Ci si accorse subito, ad una prima rilettura, che rispetto a quella del 1994, il carattere antologico era ancora troppo esteso, seppure se erano stati ridotti gli aspetti ridondanti. La scelta che si presentava era duplice: o raccogliere ulteriori documenti sviluppando altri filoni di ricerca, che in sostanza era lo scopo di COREMITE, allargando il profilo antologico della ricerca o concentrarsi su determinati aspetti essenziali e focalizzare su questi la stesura della monografia

Appariva un vero peccato che gli aspetti operativi delle nostre unità alla vigilia dell’armistizio, tutta la guerra partigiana condotta dall’E.L.N.A., Esercito di Liberazione Nazionale Albanese, nella sua interezza, l’attività delle Missioni Militari Alleate, i rapporti tra il Partito Comunista Albanese ed il movimento titino in Jugoslavia, i collegamenti tra la Resistenza Albanese e quella Greca ( ove anche qui vi erano militari italiani) l’attività collaborazionista che tanto incideva sulla vita dei cittadini italiani in Albania, le vicende degli ebrei scampati alle persecuzioni nel resto d’Europa che avevano trovato in Albania, territorio italiano, un sicuro rifugio, ed altri argomenti interessanti di cui si sono acquisti documentazioni, alcune di rilevo, non potevano trovare spazio descrittivo.

Si è deciso, quindi, di pubblicare, in collaborazione con L’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento e dalla Guerra di Liberazione (ANRP) un volume dedicato all’avviamento dei militari italiani dei nostri militari nei campi di concentramento tedeschi , ovvero la descrizione degli avvenimenti in Albania all’indomani dell’armistizio delle Grandi Unità Complesse, cioè i Corpi d’Armata.

 Nel contempo la parte documentaristica che non si poteva inserire veniva utilizzata in numerosi articoli su riviste specializzate ( prima fra tutte “Patria Indipendente”, la rivista dell’Associazione Nazionale  Partigiani d’Italia, “Rassegna”, la rivista della ANRP e su numerose riviste delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Ed anche sulla Stampa quotidiana.

Questa attività di divulgazione, che peraltro ha innestato un successivo processo di acquisizione  di testimonianza e documentazione, si è integrata anche con la partecipazione a vari Convegni di Studio, per lo più organizzati nell’ambito delle manifestazioni del 50° della resistenza. Tutta questa attività è stata riportata nel volume “Tra memoria e storia”, a cura di Enzo Orlanducci, Edizioni ANRP, Roma 1998.

Questo ha permesso (stesura del 1996) di ridurre notevolmente la monografia, anche se l’aspetto antologico  è rimasto. In presenza di nuova documentazione disponibile, l’idea di scindere la monografia in blocchi, al fine di concentrarsi solo sugli avvenimenti armistiziali, o quelli riferiti alla guerra partigiana non è stata accettata. Si trattava in pratica di non utilizzare tutta la parte precedente l’8 settembre, con una sintesi ulteriore delle operazioni dall’ottobre 1943 alla fine della guerra. Questa soluzione, peraltro, armonizzava la monografia dell’Albania a quelle, già edite, della Grecia e dell’Jugoslavia e dell’Isole dell’Egeo. Si è preferito rinunciare a questa soluzione per mettere a disposizione tutto il materiale ritenuto utile per cercare di allineare, a livello di documentazione, l’Albania agli altri settori della resistenza all’estero. Si è arrivati, di conseguenza, alla stesura della Resistenza all’estero. Si è arrivati, di conseguenza, alla stesura monografica del 1997. Rivista ulteriormente, questa edizione si trasformò nella bozza definitiva che permise la pubblicazione del volume “Albania” di COREMITE.”

 

Con la pubblicazione del volume “Albania” da parte della Rivista Militare nel 1999, presentato in varie sedi, terminava quello che abbiamo definito la I Fase delle ricerche.

 

lunedì 28 settembre 2020

La Maddalena. la crisi armistiziale del settembre 1943

 


Il 10 settembre 2019, a margine del Convegno dedicato alla Battaglia della La Maddalena del 9-13 settembre 1944, il Direttore del CESVAM ha avuto occasione di rendere omaggio al Cippo a forma di Croce, posta sulla scogliera di Santa Teresa di Gallura,  dedicato alla Medaglia d’Oro al Valor Militare Bechi Luserna, Tenente Colonello, Capo di SM della Divisione Nembo,  nella data anniversaria dell’episodio. Episodio che rappresenta uno dei momenti più difficili e tristi della crisi armistiziale, quando ogni italiano fu chiamato, per il determinarsi degli eventi a fare le sue scelte.  Al di là dei contenuti di queste scelte, il Valore Militare riconosciuto è un esempio per tutti a prescindere dalle motivazioni dei comportamenti e va ricordato. Una corona di alloro è stata posta dalle Autorità con una sobria cerimonia sul cippo di Bechi Luserna a significare che la comunità civile e militare non ha dimenticato questo episodio.


Per il settembre 2020 era in programma un convegno dedicato ad aspetti tecnico-tattici delle giornate del settembre 43 alla Maddalena. La epidemia di Corova 19 ha annullato questa iniziativa e si pensa di inviarla alprossimo anno

lunedì 14 settembre 2020

Progetto Leggi 80° anniversario Leggi Razziali 1938-2018.

Sulla base del Case Study modulo relativo alla Seconda Guerra Mondiale del Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 - 1960 la Prof. Alessia Biasiolo ha completato la preparazione del I Volume dedicato alla Giudeofobia ai nostri giorni

La pubblicazione del volume è prevista per il mese di ottobre 2020


 

lunedì 7 settembre 2020

venerdì 28 agosto 2020

Meridiana. Il Passaggio del Fronte 1944 - 1945

 

Osimo si salva dalla distruzione”

San Giuseppe da Copertino e la preghiera della Liberazione

18 luglio 1944 -18 luglio 1945

 

 

Di Massimo Coltrinari*

 

  

L’ultima pagina del Diario di guerra di Francesca Bonci porta la data del 19 luglio 1944. Ormai il fronte è passato. Le truppe polacche il giorno prima alle 17,30 erano entrate in Ancona, mentre il Corpo Italiano di Liberazione, in quel 19 luglio, stava avanzando da Rustico, per Santa Maria Nuova, ed aveva come obiettivo Jesi, che avrebbe occupato l’indomani 20 luglio.

Osimo era ormai diventato retrovia, e la popolazione iniziava a riprendersi e ad uscire dai rifugi, scoprendo una realtà in parte immaginata:


Franscesca Bonci così la descrive:

La nostra cittadina ha un aspetto desolante! Ora che ci è permesso di uscire senza incubo….possiamo osservare con meraviglia  come è conciata! Case completamente distrutte non c’è ne sono, ma ovunque macerie su macerie, strade ingombre di ogni sorta di roba distrutta, grovigli di fili elettrici e telefonici, vetri ed altro!”

 

Non solo Osimo aveva ricevuto danni, ma anche, ad esempio, l’Abbadia di Osimo[1] aveva subito lutti e danni:

 

Ci racconta poi la mamma che laggiù è un vero disastro! La loro casa e la chiesa semi-distrutte, altre case sono molto colpite ed in più molti morti tra persone amiche e conoscenti ed una gran quantità di esplosivi sparsi da per tutto.”

 

Ad Osimo la vita inizia a riprendere:

 

Noi siamo tutti ritornati nella nostra casa! Povera casetta nostra!

Non è stata colpita gravemente (per quanto i Tedeschi sapevano dove erano i Comandi e quindi il maggior numero di bombe erano dirette sulla nostra casa e quella del dott. Boccanera) ma è molto in disordine e sporca e ci vorrà del bello e del buono per poterla farla ritornare normale! Gianna ci va via, ed è naturale con tutto quello che è successo!!! E noi rimaniamo senza aiuto ed in più non abbiamo acqua.

Coraggio! Il brutto è passato! Con buona volontà li metteremo a posto!

Dia sia ringraziato che nessuno della nostra famiglia è stato colpito! Siamogli riconoscenti e preghiamo per i nostri parenti lontani affinchè loro non subiscano pene, tribolazioni ed affanni, come noi, ma la pace venga presto in tutti e su tutta l’Italia intera!

Noi Osimani crediamo fermamente che la mano di Dio abbia posato su noi tutti della città, per intercessione di San Giuseppe da Copertino, patrono di Osimo! Infatti i buoni Frati Conventuali, appena incominciata la battaglia sulla nostra zona, hanno messo le reliquie del Santo nella Cupola e Lui ci ha protetto da peggiori disastri e da bombardamenti aerei!

 

Anche se non lo sapeva Francesca Bonci era molto vicino alla realtà quando asserisce che Osimo fu protetta da Dominedio. Senza l’intervento del gen. Utili, come abbiamo visto, Anders ed i suoi ufficiali avevano ormai deciso di raderlo al suolo mediante uno o più bombardamenti aerei. Questa consapevolezza di essere stati protetti fa si che, un anno dopo, nel celebrare il primo anniversario della liberazione, viene stampato e distribuito alla popolazione, durante le funzioni di ringraziamento, un “Santino” che Francesca Bonci ha conservato nel frontespizio del suo “Diario di Guerra.

La preghiera è così composta:

 

Basilica di Sam Giuseppe da Copertino, Osimo- 18 luglio 1945

Primo Annuale della Liberazione della Città

 

“Benedetto Iddio. Padre del Signor Nostro Gesù Cristo delle Misericordie e di ogni consolazione. Il quale ci consola in ogni tribolazione nostra. (Cor. I,3-4)

Benedetta Tu, O Maria Vergine Madre di Dio dal Signor Dio Altissimo che per mezzo tuo è venuto in soccorso del suo popolo” (Iud.)

Io sono Giuseppe il fratello vostro per la vostra salvezza

il Signore mi ha mandato avanti a voi (Gen 45, 4-5)

S. Giuseppe da Copertino, Santi e Sante di Dio, Spiriti Beati del Cielo, pregate per noi, per gli afflitti ed i prigionieri, per quelli che hanno combattuto per noi, per tutti i vivi ed i defunti, affinchè siano fatti degni delle promesse di Cristo. Cosi Sia

 

 

Lo riproduciamo integralmente, accanto ad un bozzetto in cui Elmo Capannari ritrae le macerie di San Marco, sottolineando quanto sia forte il legame tra Osimo ed il suo Santo protettore, San Giuseppe da Copertino.

 

Santino. Fronte (7x12) S. Giuseppe da Copertino (1603-1663) Patrono di Osino e della Gioventù Studiosa.[2] Il disegno è quanto mai interessante: Tra due croci già infisse nel terreno, il Santo si libra nell’aria e tiene fortemente una croce; sembra in procinto di piantarla nel terreno in una buca precedentemente scavata dalla popolazione, in laceri vesti, plaudente e venerante. La pala, o la vanga disegnata in basso fa supporre questo. Poi è riportata la dizione Cart. Tip. Bottega dello Scolaro – Osimo.

Santino Retro. E’ riportato il titolo “Basilica di San Giuseppe da Copertino – Osimo, la data anniversaria, 18 luglio 1945, e la preghiera. Interessante il passaggio di detta preghiera  che recita “per quelli che hanno combattuto per noi” che apre a molte interpretazioni sulla situazione politico-militare del tempo. Infine il Santino riporta che esce “con approvazione ecclesiastica”

 

 

Bozzetto n. 7 Elmo Capannari, (24x30) B/n ritrae la scena di una casa distrutta nel rione San Marco, proprio sotto il campanile. In alto a destra accanto al Campanile, la dicitura “casa distrutta nel Rione San Marco – Luglio 1944”, in inchiostro nero. In fondo a destra, la firma, Cappannari’44.

 

 

 

*centrostudicesvam



[1] All’Abbadia era parroco da oltre trenta anni lo zio di Francesca Bonci, Don Vincenzo Scarponi.

[2] In famiglia è rimasto il ricordo dei tempi di scuola. Se andavi male, era colpa tua che non studiavi; se andavi bene e prendevi un buon voto, era merito di San Giuseppe. Da sottolineare che il santino riporta la dizione “protettore della gioventù studiosa”, non come comunemente asserito, “protettore degli studenti”. Vi è una fondamentale differenza..

venerdì 21 agosto 2020

Atti. I Volontari partigiani nel rinnovato esercito italiano

Relazione concernente il contributo dei partigiani Umbri alla costituzione dei Gruppi di Combattimento

 Carlo Smuraglia, I volontari partigiani nel rinnovato Esercito italiano, Roma, Libreria Editrice Viela, 2018,

 

Il volume, edito su iniziativa della Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) Comitato Nazionale,  riporta i contributi di un convegno tenuto a Terni sia dal Direttore del CeSVaM che dal Dott. Giovanni Cecini. Il volume, quindi riporta i loro contributi e quelli  di Angelo Bitti, Nicolò Da Lio, Roberta Mira, Carlo Smuraglia, Alvaro Tacchini, Marco Venanzi.

Raccolti dal Presidente dell’ANPI Carlo Smuraglia, queste relazioni riportano le esperienze e le gesta dei “ribelli”, umbri che, con  l’arrivo del fronte in Umbria ( Perugia fu raggiunta dalle forze alleate nel giugno 1944) decisero di continuare la loro lotta arruolandosi nel Regio Esercito Italiano in quel   torno di tempo operante con il CIL negli Abruzzi e nelle Marche. Il processo di arruolamento fu agevolato dalla decisione alleata di ritirare dal fronte il CIL e di costituire i Gruppi di combattimento, mentre a livello divisionale con equipaggiamento e armi britannici. I partigiani umbri affluiscono ai centri di raccolta ed addestramento dell’area romana e poi inquadrati nei gruppi di combattimento Cremona, che entrò in linea sul Serio nel gennaio 1945. Un esempio di come esponenti del II fronte si integrano in quello del I fronte, nella nostra concezione della guerra di liberazione, come esposto a Torino nella Giornata del Decorato.



venerdì 14 agosto 2020